La prevenzione degli infortuni passa anche dall’educazione motoria. Nasce da questo principio il Progetto Ukemi, l’iniziativa promossa dalla FIJLKAM Emilia-Romagna che porta nelle scuole secondarie di primo grado un percorso strutturato per insegnare ai ragazzi come cadere in modo corretto e sicuro, riducendo il rischio di traumi e favorendo uno sviluppo psicofisico armonico.
Il progetto, denominato “A scuola di… Ukemi”, si inserisce all’interno delle linee guida internazionali sulla promozione della salute e risponde all’invito dell’Organizzazione Mondiale della Sanità a sviluppare programmi educativi mirati alla riduzione delle conseguenze degli incidenti da caduta, particolarmente frequenti in età evolutiva
Perché insegnare a cadere: dati e prevenzione
Le cadute rappresentano una delle principali cause di infortunio in ambito domestico e scolastico. Studi scientifici e dati OMS evidenziano come le lesioni da caduta siano tra le principali cause di accesso alle cure mediche, con un impatto rilevante sulla salute pubblica e sulla spesa sanitaria
In questo contesto, il judo si rivela uno strumento educativo particolarmente efficace. Disciplina olimpica e metodo di educazione fisica nato per la scuola, il judo insegna il controllo del corpo, l’equilibrio, la consapevolezza motoria e, soprattutto, l’ukemi, ovvero l’arte di cadere in sicurezza.
Il valore educativo dell’Ukemi nel judo
Nel judo, cadere non è una sconfitta ma una competenza. L’ukemi insegna ad accettare la perdita di equilibrio, a proteggere il corpo e a rialzarsi in modo consapevole, trasformando un evento potenzialmente pericoloso in un’esperienza controllata e sicura
Il progetto trae ispirazione da programmi europei di successo come “Safe Fall”, sviluppati dalla European Judo Union in collaborazione con importanti Università europee, che hanno dimostrato come l’introduzione dell’ukemi nella scuola dell’obbligo migliori in modo significativo le risposte motorie alle cadute e le abilità coordinative generali.
A chi è rivolto il Progetto Ukemi
Il Progetto Ukemi è rivolto agli studenti della scuola secondaria di primo grado, una fascia d’età in cui le capacità coordinative sono in pieno sviluppo e l’apprendimento motorio risulta particolarmente efficace e duraturo.
Fare prevenzione fin dall’età scolare significa fornire competenze utili per tutta la vita, favorendo autonomia, sicurezza e fiducia nel proprio corpo.
Struttura e metodologia del progetto
Il percorso si articola in 6 lezioni della durata di un’ora, realizzate dai Tecnici Federali FIJLKAM Melaping Tchassem Rostand Barry e Zironi Roberto, ed è proposto alle scuole in forma totalmente gratuita.
Le attività proposte includono:
- giochi di presa e contatto;
- esercizi ludici di lotta controllata;
- attività propedeutiche alla caduta;
- apprendimento progressivo delle cadute fondamentali (indietro, laterale, avanti);
- giochi motori finalizzati al consolidamento delle competenze acquisite
Il tutto si svolge in un contesto sicuro, utilizzando il tatami, senza obbligo di judogi: sono sufficienti t-shirt e pantaloni da ginnastica.
Un progetto inclusivo e replicabile
Il Progetto Ukemi è pensato per essere inclusivo, adattabile e replicabile. Le indicazioni operative contenute nel Manuale Operativo consentono anche ai docenti di educazione fisica di riproporre nel tempo alcune attività, favorendo il mantenimento degli automatismi motori legati al “saper cadere”
Attraverso il judo e l’ukemi, FIJLKAM Emilia-Romagna conferma il proprio impegno nella promozione dello sport come strumento educativo, preventivo e sociale, capace di incidere positivamente sulla salute e sulla crescita delle nuove generazioni.
Avvio del progetto sul territorio
Il Progetto Ukemi è già entrato nel vivo sul territorio regionale coinvolgendo la Scuola Secondaria di Primo Grado “Donini Pelagalli”, un'Istituto Comprensivo situato a Castel Maggiore (BO).
L’iniziativa ha interessato circa 450 studenti, confermando l’interesse e l’efficacia del progetto come strumento di educazione motoria, prevenzione e promozione della sicurezza a scuola.
A cura di Daniele Gasparri




