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Judo

"FENOMENI" - Riccardo Crismanich: judoka artigiano su due ruote

Che cos’è la passione? Quel qualcosa che, pur contrastando con la nostra razionalità, ci spinge e fare delle cose che ci emozionano nel profondo, in maniera duratura. L’Ingegnere Riccardo Crismanich, judoka in forze all’A&R Trieste da diversi anni, novello sposo da pochi mesi, rientra appieno nel concetto di “appassionato”: due sono gli interessi che più occupano il suo tempo libero. Il primo è il judo, praticato fin da giovanissimo, con dedizione e gioia, sotto la direzione dei Maestri De Candussio. Il secondo, più recente, è la costruzione di biciclette in bambù. Un passatempo non esattamente banale, cui Riccardo si dedica con un entusiasmo fenomenale.

Come ti è venuta l’idea di cimentarti con questa sfida?

“Hai detto bene, è stata proprio una sfida! Era il 2014, stavo terminando i miei studi in Ingegneria Civile. Ero sotto pressione e il judo costituiva una buona valvola di sfogo, ma sentivo il bisogno di integrare il movimento che facevo, senza perdere troppo tempo, preziosissimo in quel periodo! Così mi è venuto in mente che con una bicicletta da corsa sarei potuto andare in palestra sulle due ruote, senza portar via tempo allo studio e, insieme, divertendomi. Il problema è venuto a galla quando mi sono reso conto che, pur essendoci già i primi incentivi per l’acquisto di biciclette, i costi da sostenere per comprarne una erano ancora troppo alti per le mie tasche di studente! Una sera, camminando per città, ho visto una bicicletta strana, diversa dalle solite, che ha colpito la mia attenzione: era assemblata male e si vedeva, ma funzionava! Ho parlato col ragazzo che la stava per inforcare e mi ha detto che era stata assemblata con materiali misti. L’idea mi ha subito incuriosito. Arrivato a casa ho iniziato a fare ricerche su Internet e ho trovato dei video girati da alcuni ragazzi: spiegavano nel dettaglio tutti i passaggi per realizzare una bici in bambù e altri materiali. E così, mi sono messo a studiare…”.

La realizzazione del progetto è stata immediata?

“Per niente! C’erano moltissime problematiche da affrontare, dal reperimento dei materiali alla costruzione vera e propria. Non mi sono limitato a guardare i video ovviamente. Ho iniziato a buttare giù progetti, ragionando su ogni singolo particolare, informandomi su dove reperire i pezzi e quanto pagarli, prima di pensare a mettere fisicamente mano al progetto!”

Questo non portava via tempo alla scrittura della tesi?

“In realtà mi ha aiutato molto: è diventata una seconda valvola di sfogo, dopo il judo, perché, pur essendo stanco, dedicavo quasi ogni momento libero a questo passatempo, lavorandoci nel garage di casa. Ho trascorso quattro mesi a capire quali materiali facessero al caso mio e a trovare dove reperirli: solo per trovare il tipo giusto di bambù, quello più resistente, sono andato fino a Cremona! Una volta avuti i materiali in mano, ci ho messo tre settimane per realizzare il primo telaio”.

La struttura era mista, mi pare di capire.

“Sì, esatto. Per realizzare i giunti del prototipo mi sono fatto regalare da un amico una bici da corsa, che ormai non era più utilizzabile, da tagliare a pezzi. Alla fine, in realtà, tra i materiali e il tempo che ci ho messo, posso dire che ho speso di più che non se mi fossi comprato una nuova bici da corsa! Ma vuoi mettere la soddisfazione? Quel primo prototipo è un qualcosa che non ha nessuno, un pezzo unico al Mondo! E l’ho fatto io!” dice con giustificato orgoglio, mentre risulta impossibile non cogliere l’entusiasmo che ancora lo travolge parlando delle sue creature.

Qual è stato il passo successivo?

“Ho costruito una mountain bike: era un lavoro diverso dal precedente e non è venuta fuori benissimo, funziona un po’ male, oltre al fatto che pesa più di quanto dovrebbe per un modello simile, per cui la tengo più da esposizione che come mezzo da strada!”

L’ultimo modello che hai realizzato?

“Risale al 2016. SI tratta di un’altra bici da corsa: la trovo bellissima! Ci ho lavorato tanto e le ho apposto un mio stemma, realizzato in alluminio. Il bambù l’ho lavorato con la fiamma a caldo, per caramellizzare gli zuccheri della canna e adattarli alle mie esigenze. Ora la tengo in salotto e, quando devo uscire, la stacco dalla parete, la inforco e vado in giro!”

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Quali reazioni ha provocato tra amici e famigliari questa tua passione così particolare?

“A casa non ho avuto problemi, mentre molti amici e conoscenti hanno provato a smontarmi. Mi chiedevano che senso avesse perdere tempo a quel modo, spendere soldi e così via. La mia risposta è sempre stata: perché no? È una filosofia di vita che trovo molto attinente al judo: come in un allenamento o in una gara, basta volere ed essere determinati per ottenere, quanto meno, di sentirsi a posto con se stessi per aver dato il massimo. Magari i risultati che arriveranno non saranno all’altezza delle tue aspettative, ma la soddisfazione di mettersi in gioco ti dà una scarica di adrenalina, ti fa sentire vivo!”

Qual è il tuo prossimo progetto?

“Sto buttando giù le idee per costruirmi una piccola bici da città, che sia maneggevole e performante. E poi, più avanti, vorrei realizzare una bici interamente in carbonio” risponde con gioia, lasciando trasparire il fatto che non vede l’ora di rimettersi all’opera.

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Hai mai pensato di farlo per lavoro?

“In realtà è il mio sogno! Mi piacerebbe imparare da quelli che costruiscono con l’alluminio o con il ferro, perché quella è arte pura! Ora come ora, sì, ho progettato e assemblato dei pezzi, ma è un’altra cosa. Costruire dal niente è la massima espressione di quello che fai!”

L’arte del judo mescolata alle ambizioni e alle prospettive di un aspirante artigiano, che coltiva un sogno ambizioso e impegnativo, lavorando alacremente per concretizzarlo: un cuore che batte su due ruote e sul tatami, con fantasia, estro e concretezza.