La cornice è quella delle Finali Nazionali Seniores di Lignano (Udine), dove l’accesso è consentito solamente ad atleti, tecnici, Ufficiali di Gara e poche altre figure. Tra queste, alcune ormai famigliari e fondamentali negli eventi sportivi: quelle dei Covid Manager, che controllano l’andamento dell’evento e il rispetto delle disposizioni igienico-sanitarie che oramai sono note a tutti noi. A dare supporto e consulenza ai Covid Manager locali Nikita Taramelli, RSPP FIJLKAM, esperto in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.
Come si è trovato a ricoprire il ruolo di Covid Manager?
È stata la Federazione a chiamarmi a rivestire questo ruolo, agendo, secondo me, con molta lungimiranza: già l’anno scorso, quando è partita la prima ondata, a metà aprile, ci sono stati vari interventi da parte del Presidente Falcone. Ha istituito un gruppo di lavoro, coinvolgendo l’area sanitaria, il Professor Aschieri, me, Morsani come capogruppo. Da quel momento abbiamo iniziato a lavorare con sinergia mediatica tra di noi. Io sono stato incaricato, in quanto specialista in materia di salute e sicurezza, di proporre delle linee guida. Queste linee guida sono state vagliate dal gruppo di lavoro e sono state poi estese a tutto il Consiglio Federale.
Questo lavoro a monte ci ha consentito, in un momento in cui nessuno aveva dei punti di riferimento precisi, di poter comunque, in funzione dell’andamento epidemiologico, aprire l’attività soprattutto alla base. L’idea è sempre stata pensata per gli atleti di base, perché, per quanto riguarda i gruppi sportivi e gli atleti di alto livello, abbiamo definito dei protocolli specifici per il Centro Olimpico, dove i gruppi sono ristretti e quindi si riesce ad applicare i protocolli abbastanza agevolmente.
Quanto ha influito l’appoggio della Federazione sul modo di applicare i protocolli?
Moltissimo! Ha saputo mettere a disposizione delle risorse non indifferenti: si è interessata, anche in termini di gare d’appalto per tutte le sanificazioni e l’acquisizione di test Covid rapidi, le sterilizzazioni, la pulizia, la gestione della tracciabilità e così via. Oggi, a distanza di un anno, possiamo contare, a livello periferico territoriale, di oltre sessanta referenti Covid; mediamente ci sono regioni da due o tre a, addirittura, sei, sette, dieci referenti Covid, come nel Piemonte.
Io sono stato coinvolto nel supportare laddove i vari comitati regionali ne sentivano l’esigenza, come oggi qui a Lignano, dove mi ha voluto espressamente Andrea Piccinini, neo Vice Presidente Judo FVG.
Quindi oggi è qui come supporto?
Sono qui in affiancamento ai referenti Covid. Abbiamo ormai ripreso l’attività da un paio di mesi e abbiamo dei buoni indici di successo, perché, al di là delle procedure, stiamo monitorando evento per evento e stiamo creando un osservatorio: questa è un’idea del Presidente Falcone, sostenuta da Gianni Morsiani e ad oggi, dopo migliaia di atleti e di tecnici, abbiamo avuto un solo caso positivo, tra l’altro perfettamente individuato dalle nostre procedure, per cui vuol dire che le cose funzionano.
La figura del Covid Manager ci accompagnerà ancora a lungo o ritiene che in un futuro non lontano diventerà obsoleta?
Abbiamo a che fare, da un punto di vista di entità biologica (perché, quando parliamo di un virus, non possiamo classificarlo come entità vivente) con un virus della famiglia “Corones”: sono i più aggressivi, perché viaggiano in formato aeriforme e sono virus che ci accompagnano dalla notte dei tempi. Questo qui è estremamente aggressivo, non serve ripeterlo, perché c’è ampia bibliografia in merito. A mio avviso nei prossimi diciotto, ventiquattro mesi, la situazione si dovrebbe ormai assopire, perché mi auguro che non ci sia una quinta ondata. Comunque cominciamo ad avere un’immunità di gregge, cioè cominciamo a vedere che le popolazioni che vengono vaccinate riescono facilmente a contrastare il virus, anche se ora subentrano le sue varianti.
Ad ogni modo, se lasciamo da parte l’accezione di Covid Manager e ci concentriamo soltanto sulla parola Manager, in qualità di tecnici abbiamo sempre messo un focus molto incentrato sulla gara, sul pubblico e sul tatami, mentre il Covid ci ha insegnato che bisogna rafforzare la cultura della valutazione dei rischi e dell’analisi predittiva. Sono convinto che, se anche i club hanno avuto, alla base, delle grossissime difficoltà e finora le stanno vivendo, come tutti gli eventi negativi, questa situazione porta con sé una parte di miglioramento, connessa al fatto che si acquisiscono competenze e si comincia a portare dentro una certa forma mentis, che comprende la corretta tenuta del registro, la sanitizzazione, tutto ciò che è, molto spesso, al di fuori del tatami e che ora ne diventa parte. Culturalmente c’è una buona accelerazione in questo senso e tutto questo conduce a una presa di consapevolezza che è assolutamente positiva.
Io sono un tecnico periferico, ho 58 anni e ho iniziato a far judo a nove, dieci anni. Ho sempre vissuto il tatami nell’ottica “saliamo, divertiamoci, non facciamoci male!”. La Federazione l’ho sempre vista di rimbalzo, da lontano; in quest’ultimo anno ho avuto modo di conoscere giù a Roma – dico giù, perché sono di Bergamo – un sacco di persone che lavorano nel contesto federale e posso asserire che tutto quello che noi vediamo dall’esterno è soltanto la punta di un iceberg di lavoro! Abbiamo tante persone che ci mettono veramente tanta passione. Personalmente, in questi mesi, sono stato facilitato in tutte le necessità, agevolato in tutti i processi: lo stesso Dottor Falcone, lo stesso Massimiliano Benucci sono sempre stati molto proattivi e partecipi. Quello del Covid e tutte le questioni che porta con sé, è un problema sentito. Mi auguro, magari nel giro dei prossimi due anni, di veder sopire il ruolo di Covid Manager e veder emergere quello del responsabile della Salute e Sicurezza.
Ultimamente si parla molto di Green Pass. Qualcuno propone di inserirlo come discriminante per avere accesso al tatami. Ritiene che sarà questo il nostro futuro?
I bambini, tutto sommato, beneficiano di una sorta di immunità di infanzia: per loro il contatto e il modo in cui viene gestito all’interno delle nostre discipline, sono fondamentali, perché, da un punto di vista psicomotorio, non ci sono discipline equivalenti alle nostre, che avvengono a piedi nudi, su un tatami. Il discorso del Green Pass, secondo me, evolverà nel tempo, a seconda di quanto più saranno positivi gli effetti delle vaccinazioni. Stiamo vedendo che, finalmente, l’Italia sta vaccinando con i tempi e i metodi sperati, per cui, sono convinto che tra luglio e agosto vedremo la luce in fondo al tunnel. Il banco di prova l’avremo a settembre, quando ripartiranno le scuole, non tanto per gli Istituti in sé, che hanno dato prova di ottima gestione già l’anno scorso, quanto per i trasporti pubblici, che non erano ancora adeguati alla situazione.
Io sono convinto che a settembre avremo buona parte della popolazione nazionale già vaccinata due volte e che, cominceremo probabilmente a vedere la terza chiamata per le varianti e il problema Covid, pian piano, si dovrebbe riuscire a circoscrivere.
Crede che i ragazzi giovani dovrebbero vaccinarsi?
Io sono un biologo, sono di parte, però il vaccino è uno strumento che abbiamo a disposizione, credo costituisca la via giusta per uscire finalmente da questa situazione. La speranza, per quanto mi riguarda, è che tutti scelgano di imboccare questa strada.




