Giovani, talentuosi, determinati. Il panorama dei judoka regionali, a una settimana esatta dal Trofeo Alpe Adria di Lignano e dall’IJF Kata World Series di Gijòn, si conferma vivace e fertile. In una fascia d’età, quella tra i 15 e i 20 anni, in cui l’abbandono dello sport rappresenta un problema con cui confrontarsi quotidianamente in palestra, il judo del Friuli Venezia Giulia registra una controtendenza, certificata dai risultati, ma anche dalle presenze che si contano agli allenamenti regionali di shiai e di kata.
Un fermento che non passa inosservato e che lascia ben sperare che non si tratti soltanto di un momento favorevole, ma di una semina ricca di passione e volontà, che continuerà a dare frutti nel lungo periodo.
Tra i ragazzi e le ragazze che, già da diverso tempo, si sono messi in luce, ne abbiamo intervistati alcuni: Giada Casetta e Francesco Piva (Polisportiva Villanova), per il kata; Rachele Moruzzi, Emma Iasevoli, Francesco Mazzon, Leonardo Copat (Skorpion Pordenone), Alice Bronzin, Sara Salvadori, Bruno de Denaro, Leonardo Zuccheri (DLF Yama Arashi Udine), Giada Finotti (Accademia Muggia) e Alex Martin (Dojo Sacile) per lo shiai.
Giada Casetta e Francesco Piva, come vi siete avvicinati al mondo del kata?
Giada: Ho iniziato a praticare judo a 5 anni, da bambina. A 11 anni un maestro mi ha introdotto alla disciplina del Kata, che è parte del judo, ne approfondisce le tecniche e la forma. In quel periodo i judoka vengono introdotti anche alle competizioni di tipo shiai (combattimenti) ed ero solita prendere parte a questo tipo di competizioni. A 13 anni ho avuto l'opportunità di entrare nella specialità del kata come partner di un ragazzo a seguito della rottura di una coppia.
Francesco: Nel 2022 come ogni anno la Polisportiva Villanova ha organizzato il Trofeo Villanova con la Coppa Europa e il Gran Prix nazionale, solo che quell'anno proprio al Palazen si è svolto anche uno stage di Nage no kata e Katame no kata con atleti della Nazionale ben conosciuti anche all’estero. A me e ad un altro mio compagno il nostro maestro ci disse di provare con il Nage no kata (il livello di partenza era proprio basilare). Da lì abbiamo iniziato noi a chiedergli di dedicare una parte della lezione a spiegarci più nel dettaglio le tecniche fino a imparare tutta la parte delle Tachi waza. Dopo un po’ Dudu ci fece conoscere Alessandro Furchì con il quale abbiamo iniziato anche la pratica alle gare e che è il nostro allenatore di riferimento per questa branca del judo.
Da quanti anni praticate insieme?
Giada: Da quel momento pratichiamo con continuità e partecipiamo alle esibizioni nazionali ed internazionali con diversi risultati.
Francesco: Io e Giada abbiamo iniziato a fare Katame no kata nel 2024 dopo un anno che avevo fatto gare nel Nage no kata U18. Entrambi prima con altri uke/tori, la nostra è stata una prova, visto che la differenza di peso era notevole. Assieme al maestro Alessandro abbiamo lavorato per renderlo sempre vivo e sincero, arrivando a esibirci anche agli scorsi Campionati Mondiali di Parigi.
Kata e shiai: un percorso esclude l'altro secondo la vostra esperienza?
Giada: Conciliare entrambi non è facile soprattutto se si vuole mantenere un buon livello in entrambi. Certo uno completa l’altro ma ci vogliono due approcci mentali diversi e andando avanti nel tempo ritengo sia necessaria una scelta in quanto è difficile portarli avanti entrambi allo stesso modo.
Francesco: In effetti io dal 2024 ho notevolmente diminuito le gare di shiai, anche se più per mancanza di predisposizione dico io. Credo però che assolutamente i percorsi non si escludano vicendevolmente, ma può succedere che un po’ di stress nasca nell’avere tutti i weekend impegnati tra un’attività e l’altra. Il “trucco” per non trovarsi completamente spompati a mio parere è fare una buona programmazione a inizio stagione, con il proprio allenatore, che consideri le gare più importanti per entrambe le specialità, il numero di allenamenti settimanali e le pause di recupero.
Quali aspettative avete per il futuro?
Giada: Ci riteniamo una coppia giovane che ha ricevuto dal kata risultati anche inaspettati. Preferisco proseguire senza aspettative ma con l’obiettivo di migliorare.
Francesco: Mi soffermo sul kata: quest’anno gareggeremo ancora nel Katame no kata U21 cercando di mantenere la testa del Campionato A2 in Italia (non potendo ancora accedere all’A1), ma soprattutto di dare prova di un kata nettamente migliore ai Campionati Europei e Mondiali. All’estero abbiamo dei validi avversari e lo studio deve essere continuo per riuscire a superarli.
Rachele, Francesco, Lorenzo, Sara, Bruno, Leonardo, Alice, Emma, Giada, Alex: qual è la gara in cui sentite che è avvenuta la svolta?
Rachele: Una gara in cui sento sia avvenuta una svolta importante è stato il trofeo Alpe Adria 2025.
Francesco: La gara nella quale credo sia avvenuta la mia svolta è stata quella del Mondiale. Penso sia stata la prima competizione in cui sono salito sul tatami, stranamente più tranquillo del solito, davvero consapevole delle mie capacità. In quella gara sono riuscito a esprimere tutto me stesso, senza paura, con lucidità e determinazione. Da quel momento, ogni giorno e ogni gara sono stati in qualche modo diversi: ora mi sento molto più consapevole e sereno. Ovviamente l’ansia c’è ancora, fa parte del gioco, ma dopo quella competizione ho ritrovato in me il piacere di salire sul tatami con tranquillità e con il sorriso, qualunque sia il risultato.
Leonardo Z.: Penso che siano due le gare che hanno mosso qualcosa dentro di me e che mi hanno fatto crescere: di sicuro una è il campionato italiano esordienti B del 2023, non tanto per come ho combattuto ma quanto per l’importanza e l’emozione nel vincere un titolo, e la seconda è l’alpe adria di quest’anno in cui sento davvero di aver espresso il meglio di me.
Sara: La svolta per me è stata il Campionato Italiano U18 del 2022. È stato il mio primo risultato importante e ricordo ancora l’emozione e la tensione prima della gara. Quella esperienza mi ha fatto capire quanto contino la concentrazione e l’impegno durante gli allenamenti, ma soprattutto mi ha dato fiducia in me stessa. Da quel momento ho sentito una voglia ancora più grande di migliorarmi ogni volta, di affrontare le sfide con determinazione e di credere davvero nelle mie possibilità nel judo.
Bruno: Il campionato italiano 2024.
Leonardo C.: La gara che per me é stata una svolta é l’European Cup di Fuengirola nel 2023, una gara a cui ero andato per fare esperienza e ne sono uscito con il secondo posto, un risultato inaspettato che mi ha reso consapevole di poter essere competitivo anche a livello internazionale e che mi ha permesso anche di partecipare agli EYOF nello stesso anno.
Alice: la gara in cui sento sia avvenuta la svolta è l’Alpe Adria dell’anno scorso, perché ho preso molte sicurezze e consapevolezze delle mie capacità.
Emma: è stato quando ho preso il bronzo al mio primo campionato italiano cadetti del 2025 perché sono sentita per la prima volta un’atleta agonista.
Giada: penso che la gara in cui è avvenuta la “svolta”, soprattutto dal punto di vista mentale, è stata il trofeo Città del Mosaico, nonostante non fosse una gara di livello è da lì che ho iniziato a capire a cosa dovevo pensare, e cosa era meglio evitare, prima e durante gli incontri.
Alex: la gara in cui ho sentito che è avvenuta la svolta deve ancora arrivare, e di strada ce n’é ancora tanta da fare, ma penso che l’ultima gara che ho fatto a Lignano (dove mi sono classificato secondo) sia un buon trampolino di lancio per arrivare alla svolta.
Qual è l’idolo sportivo cui vi ispirate?
Rachele: Un idolo sportivo a cui mi ispiro è Odette Giuffrida, nota per la sua caparbietà e tenacia.
Francesco: Ad essere sincero, nella mia vita non ho mai avuto un idolo sportivo fisso. Ho però imparato a “rubare” qualcosa da tanti campioni, ma anche da molte altre persone: valori, atteggiamenti e modi di affrontare le difficoltà che oggi fanno parte del mio percorso e ai quali mi ispiro quotidianamente.
Leonardo Z.: Ne direi due perché è davvero difficile scegliere: Ezio Gamba e Pino Maddaloni. Loro mi sono da esempio non solo come judoka ma anche come persone.
Sara: Il mio idolo sportivo è Assunta Scutto. L’ho scelta perché è un’atleta che ha saputo creare un percorso incredibile nel judo partendo da una realtà difficile e, gare dopo gare, ha confermato il suo valore a livelli altissimi. Ha conquistato medaglie mondiali e ha dimostrato di restare forte nei momenti importanti, vincendo il titolo mondiale nei -48 kg. Quello che ammiro di lei non sono solo i risultati ma il modo in cui affronta le difficoltà, restando concentrata e determinata, e come riesce a rialzarsi dopo ogni gara per continuare a dare il massimo. Guardandola capisco cosa significa lavorare giorno dopo giorno, con passione e senza mai mollare, e questo mi ispira a fare lo stesso nel mio percorso.
Bruno: Arbuzov.
Leonardo C.: Non ho un particolare idolo a cui mi ispiro, dato che cerco di osservare un po’ dappertutto e cogliere ciò che più mi piace dagli altri. Posso dire che l’atleta che attualmente ammiro di più é Arbuzov, -81 kg russo, che ha un judo spettacolare che stupisce sempre.
Alice: il mio idolo sportivo è Abe Uta.
Emma: ho ammirato fin da piccola la Giuffrida soprattutto per la forza e tenacia che ha sempre dimostrato sia quando vinceva che quando perdeva.
Giada: senza dubbio Odette Giuffrida, sia perché tecnicamente e dal punto di vista di risultati è fortissima, ma ammiro la sua forza di volontà e la perseveranza con cui combatte, ma anche il fatto che nonostante i numerosissimi risultati lei continui a rimanere umile. Se dovessi scegliere un secondo idolo sarebbe Joan Gaba, perché dal punto di vista tecnico è davvero mostruoso e quando sale sul tatami si vede benissimo che pensa solo a vincere e a combattere bene.
Alex: un atleta in particolare a cui mi ispiro non c’è, perché penso che ognuno ha il proprio modo di fare judo, ma un atleta che mi piace tanto per la sua tecnica è Manuel Lombardo.
Facciamo un balzo di 10 anni: che cosa vorreste vedesse il futuro voi stesso guardandosi indietro?
Rachele: Mi auguro tra 10 anni di riguardare indietro e notare la costanza con cui ho lavorato per il mio sogno.
Francesco: Spero che il me stesso tra dieci anni possa guardarsi indietro e vedere un percorso emozionante, del quale andare fiero indipendentemente dai risultati. Vorrei che vedesse una strada fatta di crescita continua, senza stop, ma sempre in costruzione verso obiettivi ed eventi ancora più grandi e importanti.
Leonardo Z.: Vorrei semplicemente che vedendosi indietro fosse felice e orgoglioso di qualsiasi scelta fatta sia a livello sportivo che scolastico.
Sara: Tra 10 anni vorrei che, guardando indietro, vedessi una judoka che ha sempre affrontato ogni sfida con impegno e passione, che ha continuato a migliorarsi e a puntare sempre più in alto, sia nei risultati che nei propri obiettivi. Vorrei ricordare come ho affrontato le difficoltà, quanto ho lavorato per crescere e come ogni allenamento e gara mi abbia spinta a fare meglio, senza mai perdere la motivazione iniziale.
Bruno: un passato pieno di risultati e bei ricordi.
Leonardo: Se il me stesso tra 10 dovesse guardarsi indietro, vorrei che vedesse un percorso fatto da bei ricordi e traguardi raggiunti con impegno, dedizione e senza rimpianti.
Alice: tra 10 anni se dovessi guardarmi indietro vorrei non avere rimpianti o rimorsi.
Emma: vorrei che vedesse un’atleta che vive ogni gara al 100%.
Giada: una ragazza che non ha mai mollato nonostante tutto!
Alex: sicuramente vorrebbe vedere un Alex molto più vincente e con una mentalità diversa durante le gare.
Chi è il migliore atleta in regione in questo momento?
Rachele: Veronica Toniolo.
Francesco: Con tutta onestà, non penso di essere in grado di indicare un solo atleta più forte. Nel judo regionale ci sono davvero molti atleti di alto livello, tra cui Leonardo Copat e Rachele Moruzzi, che sono miei compagni di squadra e miei coetanei. Inoltre, ci sono anche ragazzi ancora più giovani molto promettenti, forti non solo dal punto di vista tecnico, ma anche sotto l’aspetto mentale e sociale.
Leonardo Z.: È una domanda davvero difficile, abbiamo molti atleti forti come Francesco Mazzon e Kenny Bedel oppure Veronica Toniolo perciò credo che il punto di forza sia il gruppo regionale compatto e sempre competitivo rispetto a regioni molto più grandi.
Sara: In regione ci sono molti judoka forti, ma per me l’atleta più forte in questo momento è Asya Tavano. Ha partecipato ai Giochi Olimpici di Parigi 2024 (+78 kg e Mixed Team) e ha ottenuto medaglie e podi importanti ai Campionati Mondiali, Europei. Oltre ai risultati, è una persona che mi piace molto.
Bruno: ci sono molti atleti bravi in Friuli, ma quello che stimo come migliore è Mazzon.
Leonardo C.: In Friuli attualmente ci sono molti atleti competitivi e preparati, ma se si devono analizzare risultati e prospetti futuri non posso che menzionare il mio compagno di allenamento Francesco Mazzon, che dopo il mondiale si è appena dimostrato competitivo anche in una nuova categoria di classe ed età.
Alice: il miglior atleta in regione è Brunetto [n. d. r. de Denaro].
Emma: sono in difficoltà a rispondere a questa domanda perché ce ne sono talmente tanti che non saprei chi scegliere.
Giada: penso Rachele Moruzzi; oltre ad essere una mia amica, penso che sia davvero forte non solo tecnicamente ma anche dal punto di vista mentale è davvero incredibile e a quest’età non è per nulla scontato.
Alex: Ritengo che, al momento, il miglior atleta della regione sia Leonardo Copat, mio rivale ma anche amico, grazie alla sua eccellente tecnica, alla solidità mentale e alla notevole costanza nei risultati.




