Il nome di Marco Caudana ormai da anni è associato sempre più spesso allo Skorpion Stage: intermediario con i coach da contattare per il camp, docente lui stesso con una spiccata esperienza con le fasce giovanili, ci racconta un po’ di sé e dei retroscena di questi tre giorni a Piancavallo.
Sei un veterano dello Skorpion stage: che cosa ti dà ancora questa esperienza?
Sì, ho sempre partecipato negli anni, prima da docente e poi da collaboratore per quanto riguarda le fasce pre agoniste. Quest’anno di nuovo in veste di docente: è sempre una bella emozione e sensazione. Vedere tanti tecnici giovani ed esperti, con tanta passione è una cosa secondo me positiva. Ritrovarsi anche con persone che hanno condiviso aspetti importanti della mia carriera agonistica è stato comunque bello.
È una macchina ben oliata: c’è ancora qualcosa che si potrebbe migliorare?
Quello dello Skorpion Stage è un bell’ambiente, sia per i ragazzi che rispondono in un clima di festa, in un periodo che è di stop dalle scuole, sia per le famiglie che fanno sacrifici per portarli a fare un’esperienza non solo sportiva, ma anche di vita, importante. C’è sempre la possibilità di condividere qualcosa di nuovo, quella è la parte più interessante; la cosa più positiva, secondo me, è vedere i tecnici tanto coinvolti, indipendentemente da chi insegna e anche dal fatto di essere sul tatami o a bordo tatami. Ecco, se dovessi pensare di affinare qualcosa, sarebbe lo spingere su questo tasto. C’è una grande volontà di apprendere, di confrontarsi e di migliorare, come forse non avevo mai visto prima. Molti tecnici giovani che prendono appunti su cose da riproporre e questo credo sia l’aspetto positivo per il futuro.

Credi che un giorno sarebbe fattibile proporre una sorta di masterclass dedicata ai tecnici?
È un’idea di cui più volte abbiamo parlato. Secondo me, negli anni, diventerà una sorta di percorso quasi naturale. Come dicevo poco fa i tecnici si sentono coinvolti e non hanno paura di mettersi a nudo, anche perché i docenti dello stage sono sempre molto disponibili al confronto. Quello secondo me è il vero valore aggiunto del judo che si ritrova qui e che dovrebbe esserci sempre.
Tu hai lavorato anche quest’anno per questo stage fungendo da intermediario con i coach da contattare.
Sì, negli anni ho costruito una rete di rapporti con tanti tecnici che lavorano nelle fasce preagonistiche e che tante volte non sono molto conosciuti, perché spesso si lavora di più con atleti di alto livello e si pensa a portare il grande nome che attiri quel genere di atleti. Si dimentica però, a volte, che il campione nasce da tecnici che non hanno un nome così importante, mentre io vorrei dare veramente un valore riconosciuto a questi tecnici e mettere in luce la loro abilità nell’insegnamento ai bambini, che ritengo molto rilevante. È la base su cui poi si potrà lavorare e creare futuri campioni.
Venendo ai tuoi progetti: dopo il “Piccolo grande libro del judo” prevedi di pubblicare altri libri?
No, quello è stato un progetto per aiutare in primis me, per avere una sorta di manuale sul quale poter studiare. E successivamente è stato divulgato al pubblico. In questo momento secondo me si potrebbero fare moltissimi altri lavori importanti: ormai con la tecnologia e l’intelligenza artificiale penso si possa davvero fare dei lavori attraverso cui sviluppare dei nuovi tecnici e non solo atleti. Quello sarebbe un canale di formazione importante su cui lavorare.
Stai pensando a qualcosa sul genere “i quaderni dello Skorpion” sullo stile di quelli del Maestro Barioli?
Non mi sento di paragonarmi a un maestro di così alto profilo, ma non nego che personaggi come quelli non possono che essere d’ispirazione per tutti. Penso che ancora oggi i bambini che calcano i tatami hanno subito, seppur indirettamente, certe influenze. Ormai con la tecnologia moltissimi materiali sono fruibili, ci vuole soltanto la volontà di scoprirli. Non credo nel singolo oramai, ma nella forza del gruppo e penso che lo Skorpion sia stato il precursore di un grande lavoro di squadra. E qui tutti si sentono totalmente liberi e integrati per poter proseguire sul proprio percorso, che sia da tecnico o da atleta.

Ti senti un po’ un talent scout dei tecnici?
Me l’hanno detto e mi fa un enorme piacere! Sarebbe bello, mi piacerebbe molto creare una rete di persone che possano lavorare tutte insieme in un’unica direzione. Credo che il judo contenga un aspetto prettamente educativo, in fondo è nato per quello e ogni tanto ce lo dimentichiamo e puntiamo troppo sull’agonismo.
Hai ancora progetti da realizzare?
Ce ne sono sempre tanti. A oggi mi dedico molto alla parte di insegnamento ai tecnici: il mio obiettivo nei prossimi anni è di dedicarmi in primis alla formazione di tecnici che lavorino nei club. Sto già portando avanti dei corsi di questo genere e lo Skorpion Stage è un esempio del risultato di quel lavoro. Penso sia un’idea vincente quella di creare un team che lavori insieme, ognuno con le sue peculiarità: insieme si può creare un sistema al passo coi tempi di oggi. La chiave è la condivisione e la scoperta, la voglia di mettersi in gioco e fare rete.
Hai un atleta e un coach favorito?
Ad oggi ti direi Lombardo, che è un esempio positivo di abnegazione al lavoro, ma ci sono anche tanti altri ragazzi, magari meno conosciuti che non sono riusciti a ottenere un risultato e nel tempo hanno continuato a fare judo lo stesso. Quella è la più bella medaglia. Come tecnico non saprei, io sono abituato a guardare un po’ tutti, mi piace e nel tempo sono cresciuto con tecnici come Gamba, Vismara, Pavlovski, Toniolo: loro sono stati per me fonte di ispirazione e da ognuno di loro ho preso qualcosa. Mi auguro che ci saranno in futuro sempre più tecnici di buon livello dai quali poter continuare a “rubare” per così dire!
E negli altri sport?
Sono appassionato in generale di qualsiasi tipo di sport. Penso che oggi il trittico italiano di Bezzecchi nella motogp, Sinner nel tennis e di Antonelli nella formula 1 sia qualcosa di difficile da ripetere. Mi auguro possano associarsi anche altri sport, come quelli che abbiamo visto, da Flora Tabanelli nello sci freestyle e da suo fratello… tante volte questi nomi non vengono proposti, però ci sono dei ragazzi che fanno sacrifici e che hanno dietro sicuramente dei tecnici super preparati. Quelli che da un punto di vista più mediatico emergono sono quelli detti prima, la pallavolo da Miriam Silla alla Egonu o Stella Nervini per chi la conosce… ci sono veramente tanti atleti ed è bello così!




