Atleta tedesco dotato di un palmares da impallidire (campione olimpico a Pechino nel 2008, vicecampione olimpico a Londra 2012, bronzo ai mondiali di Rotterdam nel 2009, solo per citare i risultati più significativi), coach entusiasmante e carismatico, Ole Bischof si riconosce da lontano per il sorriso luminoso e la voglia di vivere che porta ovunque vada.
Iniziamo dallo Skorpion Stage: com’è andata?
È stato fantastico! C’è un judo di alta qualità e una buona atmosfera e, naturalmente la cornice è davvero splendida, immersi nella natura di queste belle montagne.
I tuoi allenamenti esprimono sempre energia e divertimento: è questa la chiave per insegnare ai giovani?
Se tieni delle lunghe sessioni di allenamento è fondamentale mantenere l’aspetto divertente e giocoso, per cui faccio sempre in modo che i ragazzi si divertano e porto molta energia con me! D’altra parte so che siamo qui solamente per alcuni giorni e, da coach di lunga esperienza, so quanto sia difficile mantenere il livello energetico così alto per tutto il tempo, specialmente avendo davanti sempre lo stesso gruppo, è un lavoro duro.
Sei un insegnante severo?
Sì, credo di sì, credo sia necessario lavorare duramente per ottenere risultati, ma questo non significa che non sia permesso divertirsi mentre lo fai! Devi saper creare il giusto mix tra l’essere un professionista e riuscire a divertirti nel mentre. Devi coltivare la tua mentalità, perché alla lunga l’elasticità mentale si esaurisce.
Ti divertivi quand’eri un atleta?
Sì, tantissimo! E mi diverto ancora oggi, amo tantissimo il judo!

Quanto hanno influito sulla tua vita le due medaglie vinte alle Olimpiadi (oro a Pechino 2008 e argento a Londra 2012) e quanto continuano a farlo oggi?
Le medaglie olimpiche mi hanno cambiato completamente la vita, perché mi hanno aperto molte porte, sia in Germania che nel resto del Mondo. Se sono stato invitato qui, anche oggi, è merito di quelle medaglie, perché sono una sorta di certificazione del fatto che quello che insegno funziona. E questo aiuta molto. CI sono altri coach che sono davvero in gamba, ma con questo palmares mi sento di avere una marcia in più rispetto ad altri nel presentarmi: è un ottimo biglietto da visita.
Qual è la tua relazione con i social media?
Quando sono diventato campione olimpico, nel 2008, erano un po’ gli albori dei social: moltissima gente ha iniziato a seguirmi, avevo qualcosa come 15.000 followers, ma quando ho smesso di competere, si sono ridotti quasi a zero! Questo perché costa energia gestire i social, se vuoi farlo bene e io sono un professionista, per cui devo farlo bene per restituire la corretta immagine. È un po’ un peccato, perché ora lavoro nell’impresa di famiglia [n.d.r. un’azienda di servizi logistici, dove ricopre un ruolo dirigenziale] e mi concentro su tante attività diverse; amo il judo e mi piacerebbe condividere tante esperienze, ma non ne ho davvero il tempo. Forse dovrei cercare di trovarlo, c’è un intero mondo dentro ai social!
Se ne avessi il tempo credi che lo useresti anche per condividere qualcosa di più personale, come foto di famiglia o momenti con gli amici?
Non lo so per certo, ma non credo: ho tantissimi amici nella vita reale, ho una bella famiglia e mi godo con loro i momenti senza sentire il bisogno dell’approvazione che danno i social. Malgrado ciò, mi piacciono moltissimo i social media e li uso tanto come utente: salvo e scarico tanto materiale caricato da altri. Diciamo che scarico tanto, ma carico poco niente!
Ti senti un modello per i giovani?
Credo che questo siano gli altri a doverlo dire.
D’accordo, allora c’è qualcuno che è stato un modello per te?
Sì, tantissime persone, anche i miei bambini mi ispirano ogni giorno, perché mi aiutano a vedere il mondo da una diversa prospettiva, che cosa conta e cosa no. Ho moltissime persone che mi insegnano tante cose quotidianamente, ovviamente nel judo, tra questi il mio coach Frank Wieneke, ma anche negli affari e nella vita.
Sei un dirigente nell’azienda di famiglia, ma sei anche un coach professionista: come concili queste due attività, con tutte le responsabilità e l’impegno che comportano?
Certamente gestire tutto non è facile, ma credo valga per chiunque sia alla guida di una grande azienda. Per quanto riguarda il judo, lo amo come il primo giorno, per cui se mi invitano a insegnare da qualche parte, ci vado molto volentieri. Ora sono in Italia, qualche mese fa ero in Serbia, il mese prossimo sarò nei Paesi Bassi, qualche volta tengo dei seminari in Germania, per cui ci sono ancora tante occasioni che mi vengono tuttora garantite da quella medaglia d’oro di tanti anni fa. Il judo è il mio tempo libero!

Hai il tempo per coltivare altri hobby?
A dire il vero ho comprato la mia prima motocicletta, per la prima volta in vita mia, un marchio italiano, Ducati! L’avrei usata anche per venire allo stage qui, ma sei ore in moto erano troppe, sarebbe stato un viaggio un po’ troppo impegnativo, per cui ho preso la macchina per stavolta.
Hai ancora sogni da realizzare?
Il mio sogno più grande è quello di rimanere sano e che i membri della mia famiglia rimangano sani e siano felici!
Hai rimpianti?
No, proprio no!
Hai un idolo sportivo?
Amo farmi ispirare dai giovani, di qualunque disciplina sportiva, che sia judo, motociclismo, non importa, l’importante è l’energia che portano e che mettono in gioco.
Se potessi scegliere un judoka, del presente o del passato, con cui andare a cena, chi sarebbe?
I miei compagni della nazionale, senza dubbio! Quando mi allenavo al massimo, mi hanno aiutato a migliorare, mi piacerebbe incontrarli di nuovo e avere ancora dei bei momenti insieme, parlando non soltanto del passato, ma anche di progetti futuri.
Hai molti progetti per il futuro?
Ne ho molti legati per lo più alla famiglia e al lavoro, ma sai, per quanto riguarda il passato, non sono uno che ama guardarsi troppo indietro: la vita continua e bisogna guardare avanti.
Tra i judoka di oggi vedi un tuo possibile erede?
Di certo che ne sarà qualcuno, c’è sempre un vincitore… quello che posso dire è che seguo il lavoro fatto in Italia negli ultimi anni e lo trovo veramente eccezionale, è stato fatto davvero un ottimo lavoro e ritengo che Francia e Italia stiano facendo al momento il migliore lavoro in Europa.
E per quanto riguarda gli atleti tedeschi?
Diciamo che tra alti e bassi la squadra femminile dà qualche soddisfazione, mentre quella maschile non ha ancora trovato la giusta chiave, ma torneremo più forti di prima!




