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Judo

L’importanza del timing: intervista a Chishima Maeda, coach della delegazione giapponese

La sera di venerdì 10, 18 ore prima dell’inizio del 43esimo Trofeo Tarcento, il palazzetto del Bella Italia EFA Village è già animato dal trambusto di atleti, coach e volontari. Intorno al tatami, ancora inaccessibile, c’è un vociare multilingue, colorato dalle tute delle 28 nazioni presenti: c’è chi ascolta musica, chi parla con i compagni di squadra e chi, avvolto nella sudorina, corre per perdere gli ultimi grammi prima del peso, previsto per le 18:30.

Davanti all’ingresso del palazzetto molti coach sono impegnati in telefonate, consigli agli atleti e scambi di opinioni. L’aria della primavera è frizzante e carica di aspettative: ognuno vuole portarsi a casa quante più medaglie possibile, ricompensa di mesi di sudore, fatica, perseveranza.

In disparte, sullo sfondo verde del Sentiero degli atleti, un uomo e una donna si passano la palla con rapidi tocchi di piede. In mezzo a loro corre un bambino che prova ad afferarla; ridono, si divertono. Una scena così normale che risulta difficile credere che lei sia la coach della delegazione femminile giapponese.

Con un palmares che vanta medaglie di Mondiale, Grand Slam e Grand Prix, Chishima è accogliente, disponibile e un po’timida. Non conosce molto bene l’inglese ma in qualche modo ci capiamo, e prende molto sul serio la mia richiesta di spiegarmi cosa li ha portati a scegliere il Trofeo Tarcento

«Il timing di questa gara è ottimo» mi dice subito. In questo periodo in Giappone non ci sono gare adatte alle sue atlete – 7, una per ogni categoria di peso – ma a Lignano, si. Così non si perde il ritmo. E questo, da atleta del Judo Kuroki, mi lusinga: la gara che da anni organizziamo è una tappa strategica, per avere un vantaggio tecnico ed esperienziale.

E il momento è importante, sia nel Judo nella quotidianità: è stando nel momento, qui ed ora, che si esce dalla bolla dei pensieri e si respira, semplicemente, l’aria di una sera di primavera.

(Aurora Selenati)