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Lotta

"FENOMENI" - Michele Azzola: una vita tra lotta, le montagne e il frico

Quando siamo arrivati a Dogna, lui ci stava aspettando lì, seduto fuori a cavalcioni di una delle panche della sua locanda, l’ “Osteria Ai Ors”. È un uomo dalla corporatura robusta e dagli occhi chiari che ci accoglie con un sorriso e un caffè. 

Siamo di fronte a Michele Azzola, un nome che nella nostra regione magari non è noto ai più, ma che negli anni ‘80 è stato un vero e proprio fenomeno della lotta.
Nato e cresciuto a Pontebba nel 1954, da ragazzo si è avvicinato all’hockey su ghiaccio, sport di punta all’epoca in quella zona. Arriva poi nel 1974 il momento della chiamata per il servizio militare e Michele fa armi e bagagli e parte per Roma, dove sceglie di entrare nei Vigili del Fuoco. 

“Mi ricordo che al mattino guardavo gli istruttori di ginnastica al di là della rete e desideravo tanto essere lì con loro, essere liberi. Dopo quattro mesi dal mio arrivo, ero lì assieme a loro. Mi portarono a Chiavari per i miei primi campionati italiani senior e stranamente vinsi. Non perché fossi particolarmente tecnico, ma ero così irruente che li spazzavo via. Il primo assoluto arrivò nel ‘76 e lo persi, ma tra il 77 e il 90 ne vinsi ben 14 tra i 90kg e i 100kg. Dopo l’inizio con i Vigili del Fuoco a Roma, decisi di trasferirmi a Livorno, seguendo il consiglio del mio tecnico Vittoriano Romanacci.”

Arriva così l’80, l’anno delle Olimpiadi di Mosca, le Olimpiadi di Ezio Gamba e di Claudio Pollio, a cui Michele non partecipa per questioni legate all’appartenenza ad un gruppo militare. Nell’83 vince i Giochi del Mediterraneo a Casablanca e si classifica quinto agli Europei, conquistando così il pass olimpico per Los Angeles 84.

“Alle Olimpiadi era tutto bellissimo, ero in forma perfetta. Mi stavo scaldando quando sentii chiamare il mio nome. Uscii, vidi questi quattro tappeti con tutta la gente attorno e in quel momento l’emozione ebbe il sopravvento. Vengo da un posto dove non si è abituati ad essere in mezzo a così tanta gente. Mi classificai settimo, persi il primo incontro con il giapponese Ota (che guadagnò l’argento), vinsi il secondo con l’indiano Prakash e persi l’ultimo con l’inglese Loban. Fu una delusione enorme per me e ci misi un po’ prima di tornare a casa, tra le mie montagne. Mi ricordo che al rientro, la prima cosa che mi disse mia madre fu “Non ti permettere più di farmi fare brutta figura con il paese”, perché tutti avevano visto i miei incontri alla TV e avevano visto che non avevo vinto.”

Sei anni dopo, Michele termina la sua carriera di lottatore e, ancora pompiere, decide di riavvicinarsi a casa e si trasferisce alla stazione prima di Udine e poi di Tolmezzo.
Ma la vita, non si ferma attorno a questo lavoro, che pure gli ha dato tanto. Michele è uno spirito che ha bisogno di fare, di essere attivo e così quando un giorno mentre era a casa che cucinava un frico gli giunge la notizia che la vecchia osteria di Dogna era stata messa in vendita, bastano pochi giorni per firmare l’acquisto e imbarcarsi in questa nuova avventura. ZUKR9513
E l’aspetto iniziale, non era certamente quello che vediamo oggi passando dalla strada. Michelino, come lo chiamano gli amici, raccoglie pietre dal fiume e legna nel bosco, per andare a creare quella che è oggi l'“Osteria Ai Ors”. 

“Originariamente si chiamava “Al Camel”, ma quando sono arrivato io, volevo dargli una mia impronta, a me stavano simpatici gli orsi e così decisi di dedicarlo a loro. Alcuni mi contestarono che non c’erano mai stati gli orsi in quella zona e io gli rispondevo semplicemente che non avevo mai visto nemmeno i cammelli passare di qui. Abbiamo aperto nel ‘96 e negli anni mi sono sempre chiesto se prima o poi qualcuno sarebbe passato a valorizzare l’osteria e nel 2019, avvenne ciò che speravo. Vennero quelli del programma “Camionisti in Trattoria” e gareggiai con Gardo di Majano e Gianni di Gorizia, che ha meritatamente vinto. Arrivarono, gli offrii del vino, della polenta e del frico, i miei piatti poveri, quelli con cui sono cresciuto. Non mi importa il non aver avuto la vittoria, per me è stata una soddisfazione immensa veder valorizzato il posto in cui ho investito tanto.”

Polenta e frico, un piatto semplice e al tempo stesso forte, simbolo di quella terra così dura e meravigliosa dove Azzola è cresciuto. E come l'ambiente è cambiato, così anche Michele ha trovato le sue evoluzioni nel tempo, perché l'importante è sempre fare, mai rimanere con le mani in mano. Ed ecco allora che altri due sono i progetti alle porte: creare un campeggio per ciclisti vicino alla locanda e prendere in gestione dalla prossima estate la stazione di Dogna dove offrire a chi si fermerà lungo la ciclabile il suo piatto. “Mi chiedono, perché lavori? Perché mi piace. Mi piace andare al ristorante, stare a chiacchierare con gli amici.”

Al di là di tutto questo, c'è poi l'attività fisica in sé, che non si è mai veramente fermata. Ci fa alzare da tavola e ci porta in un altro universo, personale, fatto di una palestra auto-costruita dove potersi dedicare a se stesso.ZUKR9468.jpg Entriamo e troviamo pesi di ogni tipo, alcune medaglie e trofei di tempi passati assieme a dei piccoli quadri con alcune fotografie di quando la lotta era il suo pane quotidiano.“L’ultima competizione a cui ho partecipato è stata a 55 anni ed era di semi sanda (per gli over35 non è valido il knock out). Ho vinto gli italiani, non sapendo fare niente di quello sport. Schivavo calci e pugni e spingevo fuori l’avversario. Ho dovuto ritirarmi dalle competizioni piano piano, perché non è facile accettare il non avere più lo stesso fisico. Grazie alla lotta ho avuto la possibilità di girare il mondo, di conoscere persone di diverse culture. Ancora oggi sono in contatto con diversi amici di quei tempi e alcuni sono anche passati più volte a trovarmi qui in osteria, come anche Ezio Gamba stesso. Ho imparato a soffrire, a combattere, ad andare oltre.” 

E qui arriva la fine del nostro incontro, con il tempo volato e l'ora di salutarsi, ma non senza aver prima assaggiato il famoso frico di Michelino: uno spettacolo culinario.
A chiunque si trovi di passaggio, non possiamo che suggerire di fermarsi anche solamente per due chiacchiere, perché ascoltando storie come queste, non possiamo fare altro che uscirne più vivi.

Michele è l'acqua che scorre nel ruscello dietro casa sua e il legno degli alberi che si alzano sulle pendici dei monti che lo circondano: è uno spirito libero, ma con radici ben piantate a terra.