Judogi, ready; cintura, set; hajime, go! Il 27° Winter Camp di Lignano apre col botto: più di 1200 ospiti fissi, 15 Nazioni presenti (Italia, Croazia, Slovenia, Austria, Serbia, Turchia, Svizzera, Repubblica Ceca, Spagna, Scozia, Polonia, Russia, San Marino, Cipro e Kazakistan), 10 coach di altissimo livello (Emanuela Pierantozzi, Donata Burgatta, Telma Monteiro, Orazio D’Allura, Go Tsunoda, Sami Chouchi, Alim Gadanov, Eldos Smetov, Robert Msvidobadze, Cedric Taymans), due sport director (Cinzia Cavazzuti e Gianni Maman), un’organizzazione sempre apprezzata per precisione e puntualità.
Dalla nostra regione una presenza compatta e omogenea. Tra i tanti club presenti spicca la simpatia dell’inossidabile Patrizia Miniggio (Judo Tolmezzo): Ho superato i miei limiti, caricando un furgone di ragazzini e mettendomi alla guida io, per la prima volta in vita mia. Del resto ho detto ai miei “non toccatemi il Winter Camp, è affare mio!” perché mi piace troppo venire qui!
Come darle torto? Dagli spalti lo spettacolo è notevole: un mare di judogi bianchi e blu in movimento sul tatami; come sempre, si fatica un po’ a trovare uno spazio libero. Nei randori il silenzio che cala in palazzetto esprime la massima concentrazione degli atleti.

Il filo rosso che fa di Lignano una mèta fissa per tanti judoka per iniziare l’anno? Ce lo facciamo raccontare da alcuni dei protagonisti di quest’edizione e da alcuni aficionados di lungo corso.
Donata Burgatta: Oggi, anche tra i ragazzini, ho visto un grande fair play: secondo me qui c’è un modo di pensare il judo che arriva immediato ai ragazzi, ma è adatto per qualunque tipo di persona. Ed è un modo di concepire l’allenamento e l’insegnamento del judo che, al di là delle esperienze di vita individuali, ci accomuna trasversalmente in un’esperienza che ci rende persone migliori. Mi fa sentire bene essere nel posto giusto con le persone giuste.
Gianni Maman: Sicuramente il filo rosso del Winter è l’energia che c’è qui, l’accoglienza, la professionalità che questo club dimostra da anni. Lo dimostra il fatto che all’interno dello staff operativo non ci siano soltanto persone dello Yama Arashi, ma anche persone di altri club che vengono a dare una mano e questo la dice lunga su quanto e come è stato costruito nel tempo. Ritornando al fil-rouge, sicuramente ad attirare sono i nomi che abbiamo messo in campo e, ovviamente, anche l’energia di Ezio Gamba, che fa da collante a tutti questi grandi campioni che abbiamo portato qui da noi.
Petra Nareks: Questo camp funziona grazie al lavoro di gruppo che, annualmente viene messo in gioco: si respira passione, i migliori judoka vengono qui per mostrare alle giovani generazioni come fare judo, come essere tra i migliori. Sul tatami corre tanto entusiasmo, non soltanto da parte dei judoka più esperti, ma anche da parte dei più giovani e questo è molto importante, perché i giovani sono il futuro.
Ezio Gamba: Direi la relazione tra le persone, che ragionano tutte allo stesso modo: non è un judo estremo –poi ci sono anche quelli più esasperati– però direi che, in generale, l’atmosfera è estremamente buona, vedi che i tecnici non intervengono mai, ripetiamo di non essere addosso agli atleti in modo che l’atmosfera sia più tranquilla. Questo è il comune denominatore per tutti: divertirsi a far judo senza dover essere sfegatati. Poi certo, verranno fuori i campioni anche da questi gruppi, però non bruciamo le tappe.




