Tre lezioni ricche di spunti e riflessioni approfondite, tre prospettive diverse, un unico filo conduttore: il judo come strumento di crescita, dentro e oltre la tecnica. È questo il tema centrale dell'aggiornamento Insegnanti Tecnici svoltosi lo scorso fine settimana a Cervignano, con i contributi dei maestri Mojmir Kovač, Claudio Fontana e Alfredo Mezzadra (mentre la Dott.ssa Erica Miani ha aggiornato la platea circa le novità e i punti fermi della Riforma dello Sport).
Sabato pomeriggio il M° Kovač ha presentato il progetto dedicato a Jigoro Kano e ai valori del judo, che quest’autunno sarà illustrato al simposio “Pedagogia di Jigoro Kano nel Ventunesimo secolo” presso l’Università di Tsukuba, in Giappone.
Dopo aver illustrato i valori che vengono trasmessi e interiorizzati attraverso l’insegnamento del judo, il M° Kovač ha coinvolto i tecnici in una serie di giochi, chiedendo loro di individuare quali valori educativi fossero alla base delle diverse attività. Un approccio pensato per stimolare il ragionamento, favorire l’interiorizzazione dei valori e promuovere l’interazione, mantenendo al tempo stesso alta l’attenzione dei partecipanti. La metodologia riprende quella sperimentata in forma pilota in una scuola slovena e successivamente sviluppata in un progetto Erasmus rivolto alle scuole, con il coinvolgimento di Italia, Francia e Spagna.
Da quando il judo è diventato uno sport con le Olimpiadi del 1964 i suoi principi educativi sono passati in secondo piano – spiegato il M° Kovač-. Il judo coinvolge corpo, mente e spirito: la mia idea è di togliere la tecnica per esaltare il metodo. Spesso abbiamo appesi sulle pareti dei nostri club poster con raffigurato il codice morale del judo, ma nessuno ti dice come insegnarlo. Nelle scuole con i bambini non avevo tatami, judogi o altro, ma non per questo non abbiamo fatto judo: abbiamo spiegato alcuni valori cardine del judo attualizzati in chiave moderna (fiducia, responsabilità, proattività, rispetto e autorealizzazione), proposto dei giochi e fatto ragionare i bambini su quello che facevano e su quali valori emergevano dalle loro azioni.
Il progetto pilota a scuola ha avuto successo e da lì è nata l’idea di farne un Erasmus per le scuole, che coinvolge quattro istituti di Slovenia, Italia (AISE), Francia e Spagna. Il cuore del progetto risiede nel mostrare i valori e dare loro un nome: fiducia, rispetto… sono tutti valori dei quali sentiamo parlare o che noi stessi nominiamo continuamente. Tutti sappiamo che esistono, ma sono concetti astratti per noi adulti, figuriamoci per i bambini! Ma quanto gli si dà un nome preciso e li si associa a determinati comportamenti, assumono un aspetto molto concreto e dei risvolti pratici. I valori sono come l’uchikomi: devi ripeterlo finché non entra nella tua routine e lo applichi senza più pensarci.
Con la perdita di valori di cui oggi si sente tanto parlare, quale importanza riveste questo progetto?
[Ci risponde Silvia Crema, che con l’AISE partecipa al progetto] Oggigiorno c’è una perdita valoriale all’interno delle famiglie e anche delle scuole, probabilmente per questo l’Unione Europea sta spingendo sulle competenze trasversali: si sono resi conto che si punta tantissimo alla produttività e all’efficienza, però non si lascia spazio alle competenze emotive, sociali e collaborative. Si può fare un parallelismo col judo, dove si punta molto al risultato, mentre dovremmo riscoprire tutta quella parte educativa su cui Jigoro Kano ha fondato il suo metodo in un’epoca che viveva comunque diverse criticità. [A parlare è nuovamente il M° Kovač] Di tanti bambini e ragazzi che abbiamo nei club lavoriamo tanto per tirare fuori forse un campione e nel frattempo quanti degli altri “bruciamo” o perdiamo per strada? Il campione emergerà comunque con i giusti strumenti, ma educandoli tutti e cercando di avere un comportamento coerente con quanto si insegna, quando qualcuno di questi ragazzi sarà un campione di judo, lo sarà anche nella vita, non soltanto per la medaglia che porta al collo.




