images/lazio/medium/Judo2025_-_2026-07-30T082506.955.png
Judo

Una giornata di valori, storia e riconoscimenti per il judo italiano

Ci sono momenti in cui il tatami smette di essere soltanto un luogo di allenamento e diventa memoria, riconoscenza, eredità. È accaduto ieri a Roma, presso il Centro Olimpico Federale, in una cerimonia che ha saputo unire passato, presente e futuro del judo italiano, alla presenza del Consiglio di Settore Judo riunito al completo.

A rendere ancora più speciale la giornata è stata la presenza di Alice Bellandi, campionessa olimpica e tra le figure più rappresentative del judo mondiale attuale. Il suo percorso sportivo, costruito con determinazione, sacrificio e straordinaria qualità tecnica, rappresenta oggi un punto di riferimento per l'intero movimento e per le nuove generazioni di judoka. La consegna del 6° Dan ha assunto così un significato che va oltre il riconoscimento tecnico, il simbolo di un cammino che continua a ispirare, dentro e fuori dal tatami.

WhatsApp_Image_2026-07-29_at_18.59.56.jpeg

La cerimonia è poi proseguita con un momento dal forte valore simbolico, quando proprio Alice Bellandi ha assunto il ruolo di madrina nella consegna di altri prestigiosi riconoscimenti federali.

Il 7° Dan è stato conferito a Giuseppe "Pino" Maddaloni, campione olimpico a Sydney 2000 e protagonista di una delle pagine più belle dello sport italiano. La sua storia supera il valore di una medaglia d'oro; è quella di una famiglia che ha fatto del judo uno straordinario strumento di riscatto sociale, educazione e speranza, raccogliendo e sviluppando l'eredità del padre Giovanni nella storica palestra di Scampia. Maddaloni rappresenta l'esempio concreto di come lo sport possa trasformare vite e offrire nuove opportunità alle giovani generazioni.

Accanto ai grandi campioni, la Federazione ha voluto rendere omaggio anche a chi ha dedicato un'intera esistenza alla crescita del judo.

Il titolo di Maestro Benemerito è stato conferito a Maria Teresa Motta, figura di assoluto rilievo del movimento nazionale, che con competenza, passione e instancabile dedizione ha contribuito, nel corso degli anni, alla formazione di tecnici e atleti, lasciando un'impronta profonda nella cultura del judo italiano.

Lo stesso prestigioso riconoscimento è stato attribuito al Maestro Bruno D'Isanto, esempio di dedizione e continuità al servizio della Federazione. Un percorso costruito con discrezione, competenza e passione, attraverso il lavoro quotidiano nelle palestre e la costante attività di formazione, contribuendo in maniera significativa alla crescita del movimento.

Il titolo di Maestro Benemerito è stato conferito anche al Maestro Corrado Bongiorno, protagonista di una lunga carriera al servizio del judo. Con il suo impegno, la sua esperienza e la capacità di trasmettere valori prima ancora che tecnica, ha accompagnato la crescita di numerosi atleti e tecnici, diventando un punto di riferimento per l'intera comunità federale.

WhatsApp_Image_2026-07-29_at_18.59.54_1.jpeg

È proprio questo il senso più autentico della giornata. Da una parte una campionessa olimpica che rappresenta il presente e il futuro del judo mondiale; dall'altra uomini e donne che, con decenni di impegno, hanno costruito le fondamenta sulle quali quel futuro continua a crescere.

L'immagine di Alice Bellandi accanto ai maestri premiati resterà una delle fotografie più significative del judo italiano; non soltanto la celebrazione di importanti traguardi federali, ma il simbolo di un ideale passaggio di testimone tra chi ha scritto la storia e chi continuerà a ispirarne il futuro.

Perché il judo non è soltanto una disciplina sportiva. È una scuola di vita fondata su rispetto, coraggio, disciplina, educazione e perseveranza. Sono questi i valori che accomunano una medaglia olimpica, una cintura rossa e bianca e il titolo di Maestro Benemerito.

La FIJLKAM Lazio ha celebrato persone che, con percorsi diversi ma animati dalla stessa passione, hanno scelto di dedicare la propria vita al judo, lasciando un'eredità destinata a vivere nelle nuove generazioni. Ed è forse questa la cintura più importante di tutte: quella invisibile, intrecciata con l'esempio.

Il Presidente
Comitato Regionale Lazio – Settore Judo
Gianluca Ricciotti