Ostia, 9 agosto 2016. La favola di Matteo Marconcini ha solo cambiato il lieto fine. Il quinto posto conquistato alle Olimpiadi a Rio dal 26enne di Arezzo, è in ogni caso un lieto fine. Comprensibili le sue parole al termine della finale con il moldavo che rappresenta gli Emirati Arabi Sergiu Toma: “Provo un grande rammarico – ha detto – ho pagato caro l’incontro precedente con Ivanov (finito al golden score e durato 8’17”, ndr), ma devo considerare anche che fino ad aprile scorso ero fuori dalle Olimpiadi”. E non solo, perché fino a febbraio Matteo non era nemmeno entrato in corsa per la qualificazione, che poi ha ottenuto con quattro medaglie in quattro gare. Una gara straordinaria, con sei dure battaglie non ha portato quella medaglia di bronzo che avrebbe reso la favola perfetta, ma quattro vittorie ottenute sul filippino Nakano, il belga Bottieau, il moldavo Duminica, il bulgaro Ivanov, ben raccontano di quale pasta sia fatto questo grande gladiatore, che si è battuto alla grande anche con l’imperatore (oggi decaduto) Tchirikishvili e poi, nell’ultima sfida, con Sergiu Toma. Il moldavo (con passaporto UAE) ha profittato della stanchezza dell’azzurro, già manifestata poco prima con un attacco di uchi mata con la testa a terra, azione molto a rischio. Rimane anche il rammarico di Edwige Gwend: “Mi sentivo davvero bene. Oggi avevo sensazioni positive e con la slovena ho gareggiato ad armi pari. Secondo me e secondo tanti altri atleti e tecnici ci doveva essere la squalifica per lei, così come era avvenuto nei 52 kg ai danni della francese Gneto, perché c’era una presa alle gambe. Ma accetto il verdetto anche se sono molto amareggiata in questo momento”. Per il team azzurro del judo, che domani riparte per l’Italia, si è conclusa un’Olimpiade eccezionale che ha visto tre dei suoi atleti disputare una finale olimpica per conquistare un oro con Fabio Basile, un argento con Odette Giuffrida ed un quinto posto con Matteo Marconcini, seconda migliore prestazione di sempre alle Olimpiadi dopo le 4 medaglie a Sydney 2000 e prima di Atlanta 1996, anche là due medaglie, ma un argento (Giovinazzo) ed un bronzo (Scapin), poi in tutte le altre edizioni a partire dal 1976 almeno un atleta è sempre salito sul podio (considerando il bronzo di Giungi nel 1988 a Seul, dove il judo femminile era presente come sport dimostrativo). A Rio hanno gareggiato anche Valentina Moscatt, Elios Manzi e la già citata Edwige Gwend, che hanno dimostrato sul tatami della Carioca Arena 2 il grande valore di una squadra ricca di risorse che ha coronato con successo il Progetto Rio 2016 e, dopo un po’ di meritato riposo, potrà dedicarsi ora a quello che guarda a Tokio 2020.