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Le antiche Olimpiadi: i campioni (V)

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Roma 14 giugno 2021 Continua la nostra amata rubrica alla scoperta delle antiche Olimpiadi assieme all'Arch. Livio Toschi nella sua veste di storico della FIJLKAM. Buona lettura!

Sostrato di Sicione

Sicione era una città del Peloponneso. Situata in origine nella piana sul Golfo di Corinto, nel 303 a.C. Demetrio Poliorcete la spostò su un altopiano più interno. Sicione diede i natali a numerosi scultori, tra cui vanno ricordati il grande Lisippo, suo fratello Lisistrato e i suoi figli Boida, Daippo ed Euticrate, ma anche Alipo, Aristocle, Canaco, Cleone, Damocrito, Dedalo, Eutichide, ecc.
Fu celebre il tiranno Clistene (governò dal 600 al 570), che comandò la vittoriosa guerra sacra contro Cirra, poi vinse la corsa delle quadrighe a Delfi nel 582 a.C. e a Olimpia nel 576 o 572 a.C.
Dopo che il console Lucio Mummio nel 146 a.C. aveva sconfitto la Lega achea e distrutto Corinto, Sicione celebrò i Giochi Istmici fino a quando Giulio Cesare ricostruì la città un secolo più tardi.

1. 1. Acrocheirismos Monaco

 

Sui pancraziasti si sono scritte molte storie raccapriccianti: dal povero Arrichione di Figalia, che ho menzionato nella puntata precedente, a Sostrato di Sicione, detto akrocheiristes (“spezzadita”) perché – narra Pausania – nelle schermaglie iniziali del combattimento torceva le dita degli avversari fino a spezzarle, costringendoli alla resa. Gli furono erette due statue: una a Olimpia e una a Delfi. Fu inoltre effigiato sulle monete di Sicione. Vinse 17 volte nei Giochi del “circuito”: 3 a Olimpia (364, 360 e 356 a.C.), 2 a Delfi e 12 complessive a Istmia e Nemea. Con tre corone a testa Arrichione, Dorieo di Rodi (figlio di Diagora), Sostrato e Astianatte di Mileto sono i pancraziasti più vittoriosi alle Olimpiadi.
Ha scritto Norman Gardiner: «In nessuno sport c’è maggiore varietà di stili e di regole quanto nella lotta. Quasi ogni Paese ha un suo proprio stile. In Grecia le feste panelleniche contribuivano a conservare una certa uniformità di regole, ma ciò nonostante ci fu sempre posto per gli stili più diversi». Tra le forme locali di lotta vanno ricordate l’argiva, la tessalica e la siciliana.
Per alcuni autori un particolare stile di lotta, usato anche nel pancrazio, era l’akrocheirismos: durante le schermaglie iniziali gli atleti si afferravano soltanto le mani, cercando di costringere l’avversario alla resa torcendogli e talora fratturandogli le dita. Secondo altri era soltanto un modo di sfruttare delle prese dolorose all’inizio del combattimento. Qualcuno ritiene questo metodo esclusivo del pancrazio, ma così non si spiegherebbe perché ne fosse specialista il lottatore Leontisco di Messina, vincitore di due Olimpiadi (456 e 452 a.C.). Pausania ricorda che le statue dedicate a Leontisco e Sostrato in Olimpia vennero erette l’una accanto all’altra.
A proposito dell’acrochirismo ha scritto Girolamo Mercuriale nel De arte gymnastica (libro VI):

«Nei tempi antichi esistettero molti generi di esercizi che non si trovano illustrati dagli scrittori, in quanto non erano di uso frequente. Tra questi ci si presenta per primo l’acrochirismo, cioè il combattimento con l’estremità delle mani. Non è ben chiaro se questo fosse una specialità di lotta, come alcuni credettero, oppure un esercizio a sé stante, come sembra che ritenesse Galeno, il quale, elencando dopo la lotta alcuni altri esercizi, nomina questo genere di combattimento come una cosa del tutto diversa dalla lotta. Secondo Galeno, tale esercizio giova propriamente alle mani e alle braccia, per cui esso si addice a quelli che si propongono di rafforzare tali arti».

2. 3. Giacobbe e langelo di Delacroix

In tre anfore conservate alle Antikensammlungen (Collezioni di antichità) di Monaco abbiamo degli esempi significativi. Nella prima, a figure rosse, si vedono due atleti con le braccia sollevate che tentano di afferrarsi le mani; nella seconda, a figure rosse, un atleta solleva le braccia e piega le dita come fossero artigli, pronto alle prese; nella terza, a figure nere, un atleta tiene le dita della mano sinistra chiuse a pugno mentre l’avversario cerca di fargliele aprire, probabilmente con l’intento di torcerle.
In tempi a noi più vicini segnalo l’affresco a olio e cera di Eugène Delacroix nella chiesa di Saint Sulpice a Parigi, in cui Giacobbe intreccia la mano destra con la sinistra dell’Angelo.

3. 4. Trojano SostratoDidascalie

In copertina: Anfora attica a figure nere (dettaglio): un atleta cerca di aprire le dita dell’avversario, chiuse a pugno (seconda metà del VI secolo a.C.) – Antikensammlungen, Monaco

1. Il disegno raffigura due atleti che cercano di afferrarsi le mani (da un’anfora alle Antikensammlungen, Monaco)

2. Lotta di Giacobbe con l’Angelo (dettaglio), affresco a olio e cera di Eugène Delacroix (1849-1861) – Saint Sulpice, Parigi

3. Disegno di Lucio Trojano, che raffigura Sostrato (dal libro C’era una volta Olimpia, di Livio Toschi)

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