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Top News dalle regioni: …quelle medaglie finite a Porta Portese

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È arrivata all’appuntamento numero 15 la serie Top News dalle regioni, che riporta storie, aneddoti, curiosità, fatti e personaggi individuati dalla ‘rassegna stampa’ sui siti web FIJLKAM affidati alla cura dei Comitati Regionali. In quest’occasione la scelta ha premiato fijlkam.it/puglia che, grazie all’intuizione di una giovane judoka, ha riportato alla luce la storia di un bravissimo e sfortunato ragazzo che, certamente, merita di essere letta. Eccola…

Judo Cadetti 31Storie di Judo, le medaglie ritrovate da Micaela Sciacovelli

Micaela Sciacovelli è una giovane e promettente judoka barese che, qualche giorno fa, ha preso parte a Ostia al primo collegiale indetto per la classe cadetti dopo la riapertura del Centro Olimpico. Ed è stata lei, con la sua curiosità e la sua attenzione, che ha riportato alla luce la storia bella e sfortunata di un judoka. Un ragazzo di quarant’anni fa, con tutti i suoi sogni ed i numerosi talenti che coltivava con passione. La stessa passione che, probabilmente, fa battere il cuore a Micaela, e che ha fatto in modo che il suo sguardo catturasse qualcosa di familiare che ha riportato alla luce una storia d’altri tempi. Che vale la pensa di essere raccontata. Questo il racconto di Micaela. “Mi trovavo a Porta Portese assieme alla mia famiglia per fare una passeggiata tra i mercatini. Ci siamo arrivati per pura casualità, perchè sarei dovuta arrivare a Lido di Ostia il 31 agosto per prendere parte alla mia convocazione in Nazionale U18 post Covid, ma abbiamo scelto di arrivare il giorno prima e fare una piccola vacanza. La mattinata stava scorrendo noiosa, quando ad un certo punto un paio di medagliette hanno attirato la mia attenzione. Due passi più vicina ho focalizzato la scritta “JUDO”, mi sono incuriosita di più e ho potuto capire che si trattava di titoli italiani, assoluti ed altro ancora. Ero stupefatta! Ma come erano potute arrivare quelle vecchie medaglie in mano ad un ‘bangladino’ che insisteva per smerciarmele per 5 euro? Lui non poteva certo capire il valore di quelle medaglie che, in ciascuna, si potevano immaginare tanti sacrifici, tanto sudore e soprattutto tanto amore per questo sport! E mentre i miei familiari continuavano a dirmi “ehi, guarda questa”, e poi “guarda quest’altra”, ne ho presa una e l’ho girata. Era una che, francamente, brillava meno delle altre, ma portava inciso un nome: Marco De Luca. Non mi diceva molto, ma è normale considerando quelle date (primi anni 80, ndr), tutte lontane nel tempo, perciò ho deciso di cercare sul sito “Judo Inside” e ho capito che si trattava di un atleta non indifferente. Perchè non ho preso quelle medaglie? Perchè non mi appartenevano e, forse sbagliando, ho pensato che non ne avrei fatto niente. Ma sono arrivata anche a fare un’ipotesi assurda, che qualcuno possa averle gettate via. Oggi però, con i social network è possibile confrontarsi con moltissime persone, e proprio grazie al post che ho messo su Facebook, la storia di Marco De Luca ha iniziato un po' alla volta a ritrovare una luce”.

20200830 MSciacovelli 2Ma chi è stato Marco De Luca? “Un gran bravo ragazzo” dicono Massimo Lanzi e Walter Argentin, eccellenti atleti negli anni 80 e ‘colleghi’ di Marco nel Centro Sportivo Carabinieri. “Me lo ricordo bene – ha aggiunto Massimo Lanzi – un bravo ragazzo davvero, quel che si può definire un ragazzo ‘a modo’. Classe 1954, era allievo di Dino Iorio al Kodokan Portuense ed arrivò al Centro Sportivo nel luglio 1980, dopo aver vinto il campionato italiano cinture marrone. Era al quinto anno di ingegneria e si laureò poco dopo, senza ritardi. Un fisicone, alto e asciutto, gareggiava nella categoria che, a quei tempi, era al limite dei 95 kg. Ottenne ottimi risultati, salendo anche sul podio agli Assoluti”. “Marco era figlio di un Generale dell’Esercito – ha ricordato invece Walter Argentin – che scelse di fare la sua strada, anche senza l’approvazione del padre. E se non ricordo male, fu così anche per il Centro Sportivo. Un aneddoto che ricordo volentieri e che lo fotografa bene risale, ovviamente, a tanto tempo fa. Marco era entrato da poco ed io, per non farlo fare ai colleghi romani, mi resi disponibile per il ‘piantone’ a uffici e camerate per diversi sabati e domenica. Ma dovevo comunque allenarmi, fu così che chiesi a Marco il quale, ben volentieri, accettò. E per un po' di tempo, mattina e pomeriggio ci siamo fatti mille uchi komi ciascuno. Poco dopo, agli Assoluti si classificò terzo ed era così felice, ma davvero tanto felice che, con la medaglia in mano continuava a ripetermi “è tua, questa medaglia è tua”. La sua dedizione era davvero unica”. E se se ne parla al passato, purtroppo, è perché Marco De Luca non c’è più. Trasferitosi alla Legione a Torino, Marco che era anche bravissimo ed apprezzato designer, venne assunto dalla Pininfarina-Giugiaro e si congedò. Una mattina, andando al lavoro sulla sua utilitaria, un camion gli si rovesciò addosso. Aveva poco più di trent’anni. Storie di Judo e di Judoka. Che Micaela, in qualche modo ha saputo ritrovare e con Massimo e Walter, è stata riportata alla luce. Almeno per un attimo.

Fonte: fijlkam.it/puglia