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Le antiche Olimpiadi (IX)

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Roma 1 luglio 2020 Pubblichiamo oggi un nuovo avvincente racconto storico narrato dall’arch. Livio Toschi, nella sua veste di storico della FIJLKAM. Buona lettura!

Un fecondo connubio: l'arte e lo sport.

Arte e sport fino dall’antichità hanno costituito un binomio fecondo. Sviluppatosi già in Egitto, divenne inscindibile in Grecia, tanto che le gare e gli esercizi di palestra furono uno dei temi preferiti dagli artisti. Lo studio degli armoniosi corpi degli atleti, spesso idolatrati come divinità, guidò Policleto all’elaborazione del suo “canone”, concretizzato nella statua del Doriforo e in un trattato purtroppo perduto. Se Mirone nel Discobolo seppe cogliere il magico attimo in cui il movimento pare arrestarsi prima di esplodere in tutta la sua energia, Lisippo conquistò lo spazio con l’ampia e ieratica gestualità dell’Apoxyomenos. L’ispirazione rimase alta anche dopo quei tre inarrivabili maestri, passando dalle delicate fattezze dei Pancraziasti degli Uffizi e dei Giovani lottatori di Ercolano al Pugile in riposo, veristicamente martoriato.
Ogni vincitore di Olimpia aveva il diritto di farsi erigere una statua con iscrizione e al ritorno nella città natale la polis gli decretava il trionfo. Nel 412 a.C., narra Diodoro Siculo, Agrigento fece addirittura scortare in città Esseneto, per la seconda volta vincitore dello stadion, da trecento bighe tirate da cavalli bianchi. Si arrivò persino ad abbattere tratti di mura per agevolare il passaggio dei cortei: a che cosa servivano le mura – era il significato simbolico – quando per difensori la popolazione poteva contare su simili campioni? Sappiamo però che Alessandro Magno non condivideva questa fiducia negli atleti. Anche l’ammiraglio lacedemone Antalcida – secondo Plutarco – non faceva troppo affidamento sui campioni dello sport, affermando invece che «i giovani guerrieri costituivano le mura di Sparta e i suoi confini erano le punte delle loro lance».
Al pancraziaste Promaco di Pellene (vincitore nel 404 a.C.) furono erette due statue: una di bronzo a Olimpia e una di marmo nel ginnasio della sua città. Molti atleti ebbero lo stesso onore, ma le statue dedicate agli uomini (andriantes), secondo Luciano, non dovevano superare la grandezza naturale per non rivaleggiare con quelle dedicate alle divinità (agalmata), commettendo così un grave peccato di orgoglio (ybris). Non dovevano neppure avere le fattezze dei vincitori. Asseriva tuttavia Plinio il Vecchio che si faceva eccezione per quanti riportavano tre successi. Ma chi mai avrebbe rinunciato a farsi erigere subito una statua, per quanto a lui non somigliante, nella speranza di essere ancora primo dopo quattro e dopo otto anni? Una possibilità così remota e quindi un’opzione tanto assurda da mettere fortemente in dubbio le parole di Plinio.
Va segnalato che nel Philippeion furono collocate le statue crisoelefantine del re macedone Filippo, di Alessandro, di sua madre Olimpiade e dei genitori di Filippo. Scolpite da Leocare di Atene, sono le prime raffigurazioni di mortali eseguite con un materiale (oro e avorio) fino ad allora destinato esclusivamente alle divinità.

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2. Apoxyomenos di Lisippo
Ovviamente, trascorreva diverso tempo tra la vittoria e l’erezione della statua, ma non valeva neppure la pena di affrettarsi, visto che Olimpia si sarebbe ripopolata solo quattro anni più tardi e prima di allora ben pochi avrebbero potuto ammirare la statua dedicata al campione. Eubata di Cirene, tuttavia, nel 408 a.C. pensò di anticipare i tempi e di recarsi a Olimpia con la statua già pronta, fidando nelle sue capacità e in un oracolo favorevole. Appena proclamato vincitore dello stadion poté così posizionare la sua statua nell’altis. Un’altra statua gli fu eretta a Cirene dalla moglie quale premio non delle sue qualità atletiche, ma della sua fedeltà.
Per Plinio il Vecchio essere effigiati in una statua costituiva un grande privilegio, riservato a quanti «avevano meritato l’immortalità per qualche importante ragione, in primo luogo per la vittoria nelle gare sacre, soprattutto in quelle di Olimpia». Ma non soltanto per i successi sportivi. Proprio a Olimpia, infatti, furono erette le statue di Omero e di Esiodo, che la tradizione vuole avversari in un famoso confronto (agon) poetico, vinto da Esiodo, durante i giochi in onore di Anfidamante a Calcide, nell’isola di Eubea.

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3. Bronzo romano
Artisti prestigiosi lavorarono per gli olimpionici, costituendo il più grande museo all’aperto dell’antichità: pare che il numero delle statue arrivasse a 500 nel periodo di massimo splendore dei Giochi. Pausania nel II secolo d.C. ne contò 192. Le prime furono di legno: nel 544 a.C. venne innalzata quella del pugile Prassidamo di Egina e nel 536 quella del pancraziaste Ressibio di Opunte. Sui basamenti era spesso incisa la carriera agonistica dell’atleta e ciò ha permesso di ricostruire, anche se parzialmente, molti elenchi di vincitori nei principali Giochi.
Va sottolineato che Pausania descrisse con cura le statue dei vincitori olimpici, mentre quasi non menzionò quelle dei vincitori dei Giochi di Delfi, Istmia e Nemea.
Accanto alla scultura anche la pittura vascolare ebbe un ruolo importantissimo nel tramandare lo sport. Il professore di archeologia Manolis Andronikos segnala un dato impressionante: «Solo nella pittura vascolare attica ci restano 1.571 raffigurazioni con scene atletiche, senza calcolare le figure di atleti vincitori».
Concludo con le parole di Henri Pouret: «C’est l’Art qui assure la pérennité du Sport».

4. Anfora di Andocide

Didascalie

In copertina: Il trionfo di Esseneto, di Luigi Queriau, sipario del teatro di Agrigento (1879). Andato distrutto, nel 2007 fu sostituito da un nuovo sipario, che riproduceva l’originale

1. Apoxyomenos, copia romana in marmo dell’originale in bronzo di Lisippo, altezza 205 cm (330-320 a.C.) – Musei Vaticani, Roma

2. Apoxyomenos di Efeso, copia romana in bronzo da originale greco, altezza 192 cm (340-330 a.C.) – Kunsthistorisches Museum, Vienna

3. Anfora di Andocide a figure rosse, detta “Scuola di lotta”, da Vulci, altezza 58 cm (530-525 a.C.) – Antikensammlungen, Berlino

 

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