Questo sito web utilizza i cookies per offrire una migliore esperienza di navigazione, gestire l'autenticazione e altre funzioni.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento, l'utente esprime il suo consenso all’utilizzo dei cookies sul suo dispositivo.

 Visualizza la Privacy Policy Approvo

Le antiche Olimpiadi (XVI)

images/large/3._Psictere_di_Eutimide.jpg

Roma 12 settembre 2020 Pubblichiamo oggi un nuovo avvincente racconto storico narrato dall’arch. Livio Toschi, nella sua veste di storico della FIJLKAM. Buona lettura!

La lotta (terza parte)

Le prese al corpo con due braccia (meson echein o meson lambanein, ossia «afferrare alla vita», «cinturare») servivano a sollevare l’avversario per poi proiettarlo a terra, e si eseguivano in avanti, da dietro, di fianco. Queste tecniche furono utilizzate da Aiace e da Ulisse nel celebre combattimento dell’Iliade. Sappiamo però che nessuno poteva cinturare Aristodamo di Elide, olimpionico nel 388 a.C., a causa della sua taglia ciclopica.

1. 1. Anfora di Andocide
Come difesa dalle prese al corpo o si premeva sull’avversario con le braccia per rompere il contatto o, all’opposto, ci si avvinghiava a lui (perilambanein), cingendogli il collo e magari uncinandogli una gamba dall’interno o dall’esterno. Lo scopo era di squilibrarlo e farlo cadere. Un agganciamento difensivo molto evidente contro una presa al collo con due mani e tentativo di proiezione in avanti è illustrato in un’anfora a figure nere di Essechia. In uno specchio a rilievo all’Ermitage e in una piccola scultura agli Uffizi, che raffigurano due amorini in lotta, l’agganciamento di una gamba dall’esterno è utilizzato quale difesa contro una cintura da dietro. Secondo Norman Gardiner parembole corrisponderebbe al colpo di tallone, tecnica usata da Ulisse contro Aiace nei versi omerici.
Nonno di Panopoli nelle Dionisiache ha così descritto la “cravatta”: «Gli gettò un braccio intorno al collo, come un laccio, cingendo le sue mani come una corona l’una dentro l’altra e intrecciando le dita». Un’altra presa d’indubbia efficacia consisteva nel cingere il collo e un braccio dell’avversario, azione illustrata da Eutimide nello psictere al Museo di Antichità a Torino. Trachelizein significa «abbattere con una presa al collo» e nel 192 a.C. Clitostrato di Rodi vinse a Olimpia proprio grazie a questa presa.

2. 2. Amorini
Alle prese al collo si accompagnava il movimento che Teofrasto di Ereso (Lesbo) e Teocrito di Siracusa chiamavano edran strephein («volgere i glutei all’avversario»), caratteristico della tecnica detta “ancata obliqua”, utilizzata soprattutto dai lottatori argivi e menzionata da Teocrito a proposito degli insegnamenti di Arpalaco a Ercole. Un’illustrazione della tecnica quale contrattacco a una cintura alla vita si ha nell’anfora a figure nere del VI secolo a.C. ai Musei Vaticani: ruotando velocemente il corpo prima che la presa si consolidasse e tirando all’altezza dei gomiti le braccia serrate dell’avversario, lo si squilibrava; quindi, facendo leva sul proprio fianco, si provocava una caduta laterale.

3. 4. Ancata obliqua
Con il termine parathesis («accostare fianco a fianco») s’indicava probabilmente il contatto stabilito in seguito a un attacco portato lateralmente, come appare sia nella coppa a figure rosse del 430 a.C. che mostra Teseo nell’atto di afferrare Cercione per un braccio – all’altezza del gomito – e dietro la schiena (British Museum di Londra), sia nel fregio del Teatro di Delfi che forse raffigura ancora Teseo e Cercione (III secolo a.C.): qui Teseo, se di lui si tratta, ha portato la gamba sinistra ben dietro la sinistra dell’avversario e gli basterà ruotare il busto per proiettarlo a terra facendo perno sull’asse fianco-coscia.
Sebbene non proibite, le prese alle gambe venivano tentate di rado, perché piegandosi verso il basso si correva il rischio di essere schiacciati a terra con tutto il peso dell’avversario oppure cinturati “a rovescio” e ribaltati, come avverrebbe nel judo con una proiezione di tawara-gaeshi su attacco di morote-gari. Tentativi di questo genere in epoca romana sono menzionati da Luciano (nel dialogo Anacarsi), da Ovidio (che nelle Metamorfosi narra il combattimento di Ercole contro Acheloo) e da Stazio (Tideo contro Agilleo). Già negli affreschi egizi delle tombe di Beni Hasan, d’altra parte, si vedono delle prese alle gambe.

Didascalie

In copertina: Psictere a figure rosse di Eutimide che illustra la tecnica detta trachelismos (520-500 a.C.) – Museo di Antichità, Torino

1. Anfora di Andocide a figure rosse, che raffigura una cintura in avanti con sollevamento (530-525 a.C.) – Antikensammlungen, Berlino

2. Amorini in lotta: difesa da presa da dietro con agganciamento esterno di gamba (II secolo a.C.) – Galleria degli Uffizi, Firenze

3. Anfora attica a figure nere che mostra un tentativo di “ancata obliqua” (VI secolo a.C.) – Musei Vaticani, Roma

Altre News