Safe Sport: in casa FIJLKAM la tavola rotonda dello sport italiano sulla gestione della salute dell’atleta e sull’inclusione

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Roma, 16 gennaio 2024 – Venerdì 12 e sabato 13, al Centro Olimpico di Ostia, si è tenuto il secondo incontro Safe Sport, una tavola rotonda che ha riunito esponenti dello sport e dell’università italiana. Non un classico convegno medico, ma un’agorà. Un momento in cui ogni operatore ha potuto dire la propria idea e portare la propria esperienza in un clima di collaborazione e di ricerca del confronto, in funzione di un risultato utile per tutti. L’invito fondamentale era quello al fare rete.

I temi principali sono stati la gestione della salute degli atleti, le strategie preventive da mettere in campo e sulle quali confrontarsi, l’inclusione. Hanno partecipato moltissimi rappresentanti della nostra e di altre federazioni: allenatori, atleti, dirigenti, medici, preparatori atletici, psicologi, professori universitari, rettori IUSM. Ha partecipato il Segretario Generale del CONI Carlo Mornati insieme, naturalmente, al presidente FIJLKAM Domenico Falcone e al Segretario Generale Massimiliano Benucci.

Il tutto è stato possibile grazie al forte impegno del Presidente della Commissione Medica FIJLKAM Fabio Fanton, coadiuvato da molte persone, tra cui Sergio Cameli, Renato Manno e Claudio Mantovani.

 

Al seguente link è possibile rivedere le due giornate della tavola rotonda Safe Sport: clicca qui. 

 

Due giornate, quattro temi principali e altrettante tavole rotonde: la prima era specifica sulla preparazione degli atleti di alto livello. La seconda era indirizzata sul tema dei limiti nella gestione e nella crescita dei giovani atleti, da un punto di vista di preparazione e prestazione anticipata. “Si è parlato – ha detto Fabio Fanton – dei danni in seguito al mancato ascolto, della ricerca troppo precoce del risultato e, anche qui, del bisogno di creare una rete di conoscenze da condividere e da prendere a modello per tutti. In questo contesto sono venuti anche due rettori universitari IUSM e abbiamo convenuto che potremmo in qualche modo arrivare ad una facilitazione per una laurea per gli allenatori, in modo tale da alimentare questa cultura. Una collaborazione con le istituzioni didattiche molto importante.

Queste ricerche nascono dall’osservazione di alcune problematiche negli atleti a fine carriera, spesso derivanti anche semplicemente da una cattiva gestione di alcuni infortuni. Fattore che nei giovani può diventare determinante. È nostro compito formare degli allenatori che abbiano conoscenza e consapevolezza di tutti questi argomenti. Avanzando il livello culturale e il livello di gestione degli atleti, cambia tutto.”

Come conferma Laura Di Toma, DTN del judo, la formazione è essenziale a tutti i livelli: “Questi convegni sono utilissimi per portare a galla le problematiche riguardo tutta la questione sportiva. Negli anni sono migliorate, ma le generazioni cambiano e quindi anche i problemi sorgono. A Safe Sport hanno partecipato persone importanti del mondo sportivo e abbiamo parlato la stessa lingua per quanto riguarda la formazione di tutti: allenatori, preparatori, medici, fisioterapisti, psicologi. Tutti coloro che lavorano con gli atleti di alto livello e con i bambini. La formazione non si ferma mai, è continua. È questo il punto da mettere sul tavolo e da concretizzare!”

Anche Vito Zocco, responsabile organizzativo della DTN di judo e capo allenatore junior maschile, ha detto: “È stata un’iniziativa molto accattivante. Le testimonianze di grandi atleti, di tecnici e dirigenti anche di altre federazioni hanno offerto degli importanti spunti di riflessione. Ci sono delle esigenze e dei bisogni avertiti da atleti di tante discipline e mi auguro che questi incontri possano avere una continuità, per far sì che l’atleta possa essere sempre al centro del progetto. La richiesta di una formazione specifica e accurata è un tassello comune”.

“Io vorrei sottolineare – ha aggiunto Fabio Fanton – anche la doppia valenza di quello che stiamo facendo. Da una parte Safe Sport è una sorta di libretto di strategie ed istruzioni per rendere lo sport più sicuro. Dall’altra, c’è il programma PASSPORT che utilizziamo per immagazzinare i dati degli atleti e poter monitorare come cambiano le loro situazioni rispetto agli allenamenti, ai traumi e alla loro crescita. Questo è un grande valore della nostra federazione e credo, e mi auguro, che Safe Sport e PASSPORT diventeranno un contenitore anche per le altre federazioni. Questo progetto è qualcosa che va oltre i classici doveri di una federazione. Noi stiamo facendo qualcosa di alternativo, di integrativo e di innovativo, cercando di proporre una visione diversa ed un progetto condiviso.”

 

La terza tavola rotonda si è invece concentrata sul disagio giovanile ed hanno parlato allenatori, diversi psicologi e psichiatri. Interventi su temi di abbandono dell’attività motoria, di disturbi dell’apprendimento o alimentari, o anche di gestione del telefono cellulare e dei social media. “Abbiamo trattato argomenti chiave per lo sport agonistico di livello internazionale e, soprattutto, per lo sport dei giovani – ha detto Fabio Parisi, allenatore della squadra U15 e U17 della nazionale di greco romana – Ne esco arricchito e condivido a pieno le parole chiave di queste due giornate: formazione, ascolto e collaborazione. A prescindere dal livello praticato, lo sport è una componente essenziale nella vita di tutti. Spero di poter assistere ad altri eventi come questo e colgo l’occasione per ringraziare il presidente Falcone e il dottor Fanton per la grandissima occasione.”

 

Infine, nella quarta agorà, si è dialogato sul tema dell’inclusione. È stata anche fatta una prova pratica in palestra con i nostri atleti e con il maestro Luca Nicosanti. Ne abbiamo parlato più approfonditamente con Cinzia Colaiacomo, Consigliera federale del karate. “La Fijlkam ha gettato delle ottime basi per quanto riguarda il lavoro con atleti disabili ed il karate, le forme del kata in particolare, è anche uno sport che si predispone molto bene sia per disabilità fisiche che intellettive. È uno sport individuale che non comporta assolutamente isolamento.

Da noi gli atleti si allenano tutti insieme, disabili e non, ed insieme formano il gruppo della nazionale. Inoltre, i benefici sono assolutamente reciproci: se gli uni crescono il loro livello di emancipazione e indipendenza, gli altri, ad esempio, imparano altri ritmi di vita e a gestire le emozioni diversamente.

Lo dico perché a tutti i livelli c’è una forte richiesta di insegnamento per gli atleti con disabilità. Spesso, però, l’insegnante tecnico ha una sorta di timidezza, di timore di sbagliare nei confronti di questi ragazzi. Una sensibilità comprensibile, ma che ci fa capire che questi moduli di preparazione e di specializzazione per insegnanti tecnici possono assumere una grande importanza.

L’opportunità di questo convegno è quella di aprire una finestra su tutto lo sport, in collaborazione con le altre federazioni, con le università, con le istituzioni, anche su questo tema della gestione dell’inclusione sportiva. Creare nuovi protocolli e migliorare tutti insieme.”

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