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Analisi-Dusseldorf, 13 azzurri superano quota mille

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Nel mese di marzo che sta per iniziare sono ben cinque gli appuntamenti in agenda per la corsa alla qualificazione olimpica. In ordine cronologico si tratta di due Continental Open il 2-3 marzo, a Varsavia uomini, Praga donne, poi dall’8 al 10 il Grand Prix a Marrakesh, quindi un altro Grand Slam, ed è il terzo, ad Ekaterinburg dal 15 al 17 e, per finire (il mese di marzo, ben inteso) dal 29 al 31 c’è il Grand Prix a Tbilisi. Potrebbero essere circa una sessantina gli atleti che si metteranno in gioco almeno in uno di questi appuntamenti, qualcuno lo farà in due, ma ciò che ormai appare con evidenza è che, si tratti di Open, Grand Prix o Grand Slam, l’Italia ha trovato la chiave giusta per ‘leggere’ ed ‘interpretare’ queste gare ad ‘alta tensione’. Il Grand Slam a Dusseldorf, che si è concluso domenica, è stata un’ulteriore conferma, perché se la qualità e la frequenza dei risultati ottenuti sono la risposta alla domanda ‘a che punto siamo arrivati?’, la modalità di combattere degli azzurri, intensa, generosa e intraprendente, sta rispondendo ad un’altra domanda: ‘dove possiamo arrivare?’. È vero che ci sono un’infinità di variabili che possono condizionare un risultato, ma è altrettanto vero che quando si opera in un clima positivo e di fiducia, si possono realizzare anche cose che non si sarebbero nemmeno immaginate. Quante piacevoli sorprese hanno regalato gli azzurri nel corso delle gare più recenti? Quante ne stanno regalando ad ogni appuntamento indipendentemente dal numero di medaglie che poi si ottengono? E non è il caso di prendere l’esempio della vittoria di Manuel Lombardo su Hifumi Abe a Parigi, ci mancherebbe, quello è stato un fatto che ha sorpreso il mondo intero, ma la condotta di gara di Giovanni Esposito, Christian Parlati, Giuliano Loporchio, Vincenzo D’Arco, Martina Lo Giudice, Maria Centracchio, Carola Paissoni, Giorgia Stangherlin, per citare soltanto chi ha gareggiato adesso a Dusseldorf e non ha ottenuto un piazzamento, merita un’attenzione diversa dalla lettura del risultato, vinto-perso. In ogni singolo incontro degli azzurri c’è un’anima nuova e vincente. “Credo che più vinci, più riesci a vincere. Si è innescato un bel circolo virtuoso che fa bene a tutti”, ha detto venerdì scorso Martina Lo Giudice. Un bel circolo virtuoso che ha portato anche 13 azzurri al di sopra della quota 1000, soglia ‘psicologica’ della classifica mondiale che, a 514 giorni dall’inizio delle Olimpiadi, vuol dire soltanto che tutto è possibile.

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