Judo

Pechino -10, i timori del judo giapponese

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Così come la Francia con Teddy Riner, molti paesi potrebbero imporre i loro campioni a Pechino. Quattro anni dopo avere fatto “ippon” al mondo del judo con 10 medaglie, di cui otto d’oro, il Giappone ora teme la minaccia di una concorrenza globale che, in occasione dei giochi olimpici di Pechino 2008, può arrivare dalla Cina, ma anche da Brasile, Francia o Cuba. I mondiali di Rio de Janeiro e quelli precedenti al Cairo, hanno dimostrato che l’egemonia del paese del Sol levante ha la tendenza ad attenuarsi. Nel 2005 al Cairo, i giapponesi hanno riportato soltanto tre titoli, due anni più tardi a Rio, non hanno fatto meglio. Le difficoltà della supremazia giapponese è stata confermata in occasione dei campionati a squadre. A Parigi nel 2006, gli uomini hanno perso il titolo mondiale detenuto dal 1998 terminando al quinto posto ed anche le ragazze hanno ceduto la loro corona, accontentandosi del bronzo. Con Ryoko Tamura-Tani (48 kg) in testa, che partirà alla conquista di un terzo titolo in cinque olimpiadi, gli asiatici non mancano tuttavia di talento. Il gruppo storico del 2004 si è rinnovato, anche se sono rimaste atlete come Auymi Tanimoto (63 kg) e Masae Ueno (70 kg), mentre fra i maschi, Kosei Inoue, vincitore nel 2000 e triplo campione del mondo, sarà il grande assente all’appuntamento pechinese. Sconfitto alle selezioni in patria, ha preferito porre fine alla sua carriera e Satoshi Ishii è stato incaricato di cercare l’oro più ambito, quello dei massimi. Il Giappone si affiderà anche ai vincitori di Atene, Masatoshi Uschichiba (66 kg), Keiji Suzuki, sceso nei 100 kg e Machi Tsukada (+78 kg). Infine, dopo il ritiro di Tadahiro Nomura, unico ad aver vinto tre titoli olimpici, Taluaki Hiraoka (60 kg) è indicato come la rivelazione dell’anno. I risultati del 2004, che hanno messo in evidenza le qualità del judo più della potenza fisica, sono serviti da lezione per gli avversari. Ed in una concorrenza di livello molto omogeneo, sono ormai molti quelli che possono contrastare la supremazia nipponica. Il francese Teddy Riner, erede designato dell’icona David Douillet, si pone come uno dei migliori esempi. Campione d’Europa e del mondo 2007, questo colosso di oltre 2 m e 128 kg non ha ancora trovato nessuno in grado di contrastare il suo talento per la rapidità degli spostamenti. Dietro Riner, la Francia, 8 medaglie e 2 titoli a Rio, ritorna con grandi ambizioni dopo l’incubo di Atene (1 medaglia d’argento). In particolare nelle categorie femminili, dove vantano il titolo mondiale a squadre 2006 e con tutte le atlete almeno una volta su un podio internazionale importante. Ma la concorrenza verrà anche dal Brasile, impressionante in casa a Rio (3 titoli), o dalla Cina, con un gruppo molto maturo guidato da Tong Wen (+78 kg) e determinato a realizzare un’impresa davanti al suo pubblico, ma anche Cuba, nonostante l’abbandono in maggio della due volte campionessa del mondo Yurisel Laborde (78 kg). A questi casi se ne aggiungono altri, che nelle varie categorie trovano favoriti o outsiders dall’Europa, dall’America o dall’Africa. In una disciplina che dal 2003 vive una globalizzazione crescente, il Giappone dovrà dare il massimo per difendere il suo ruolo di numero uno, ma i pronostici non sono favorevoli. E la Cina si sente fiduciosa, salvo “imperdonabili errori”, sulla vittoria di Tong Wen (campione del mondo) davanti a Tsukada, ma il coach Song Zhaonian aggiunge di credere anche ai successi di Liu Xia (78 kg), Qin Dongya (70 kg), Gao Feng (48 kg)…

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