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Il Maestro Gino Bianchi e le origini della diffusione del Ju Jitsu in Italia. 3ª parte

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Roma 12 maggio 2020 - La storia della diffusione del Metodo Bianchi dopo la morte del Maestro seguitò con un percorso di ufficializzazione attraverso la costituzione in prima battuta della Federazione Nazionale di Ju Jitsu e in seguito con la creazione di un settore all’interno della FIK, poi FIKeDA, FIKTEDA . 
 
Il Ju Jitsu che coltivava la diffusione del Metodo Bianchi in Italia continuò quindi a svilupparsi principalmente collegato a strutture sportive legate al CONI fino all’inserimento ufficiale nella FILPJ (Federazione Italiana Lotta Pesi Judo)oggi FIJLKAM (Federazione Italiana Judo Lotta Karate e Arti Marziali).
 
Questo importante traguardo che consentiva al Metodo Bianchi di inserirsi a pieno titolo in una delle più grandi Federazioni Nazionali del CONI fu condiviso da molte delle società sportive più rappresentative del panorama italiano del Ju Jitsu che ancora oggi, assieme a tante altre nuove società formatesi successivamente, praticano la “Dolce Arte” seguendo le orme del "sciù" Bianchi.
 
Negli anni, diverse sono state le correnti di sviluppo del Metodo Bianchi che sono state portate avanti da gruppi legati a vari maestri usciti dalla Scuola del Maestro. La catalogazione originaria ha subito diverse modifiche dagli anni 50 ad oggi ma il “principio” del Metodo e l’attaccamento al suo Fondatore è sempre vivo in tutti i praticanti di ogni grado e qualifica.
 
Il nome del Maestro Gino Bianchi ha inoltre valicato i confini italiani attraverso la docenza di diversi maestri italiani che sui tatami di tutto il mondo hanno fatto conoscere le tecniche dei Settori. In Africa ben 5 nazioni hanno adottato il Metodo Bianchi all’interno dei loro programmi tecnici di Ju Jitsu : Mali, Senegal, Costa D’Avorio, Mauritania e Benin. .Altre scuole si trovano anche in Guatemala e Messico e diversi sono gli stage in altri paesi esteri dove il Metodo è stato apprezzato.
 
I Settori raccolgono il normale bagaglio tecnico del jutsuka, raggruppando le azioni secondo cinque principi base (Settori appunto), contraddistinti dalle prime cinque lettere dell’alfabeto; ogni settore è composto da 20 tecniche.
 

Settore A

Azioni elementari che introducono alla conoscenza delle reazioni di un avversario. Tali azioni suggeriscono od impongono all’avversario stesso un determinato atteggiamento, per effetto di una presa o di un’azione che non comporta di per se né la sua resa né il suo sollevamento con proiezione.
 

Settore B

Azioni che, attraverso lo studio dello sbilanciamento, mirano al caricamento con sollevamento dell’avversario ed alla sua proiezione. 
 

Settore C

Azioni impostate sulle articolazioni dell’avversario: esse mirano alla conoscenza della resistenza al dolore. In queste azioni vengono realizzate prese dolorose, senza che intervenga il sollevamento dell’avversario.
 

Settore D

Azioni impostate sul collo dell’avversario: esse mirano alla conoscenza della resistenza al dolore e della capacità di resistenza fisiologica agli effetti di strangolamenti e torsioni della cervicale. Le stesse azioni sono il fulcro di tutta l’esecuzione tecnica. 
 

Settore E

Azioni che mirano alla proiezione dell’avversario unitamente alla realizzazione di prese sulle articolazioni e sul collo, in previsione dello studio dell’autodifesa. In particolare, durante la proiezione dell’avversario, le prese dolorose sulle articolazioni o sul collo, risultano in atto oppure impostate per la loro immediata realizzazione al termine della stessa.
 

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