ICS - Erogazione mutui destinati alla base del mondo sportivo
Roma 6 maggio 2020 - A seguito dell’emanazione del D.L. 8 aprile 2020 n. 23, il Governo ha creato e finanziato il Comparto Liquidità del Fondo di Garanzia e del Fondo Contributi Interessi in gestione all’Istituto per il Credito Sportivo (articolo 14 del summenzionato decreto), che consente di erogare mutui – senza garanzie e a tasso 0 - destinati alla base del mondo sportivo, duramente colpito dalle conseguenze dell’emergenza sanitaria ed economica in atto.
In questo contesto, l’Istituto per il Credito Sportivo ha attivato tutte le procedure necessarie per offrire questo tipo di servizio, collaborando con l’Ufficio per lo Sport della Presidenza del Consiglio, con il comune obiettivo di rendere accessibile l’opportunità ai soggetti interessati nel più breve tempo possibile.
L’Istituto, pertanto, ha previsto in favore delle Associazioni Sportive Dilettantistiche e delle Società Sportive Dilettantistiche iscritte al registro CONI da almeno un anno - ai sensi del decreto - la concessione di finanziamenti, destinati a far fronte alle esigenze di liquidità correlate all’emergenza COVID-19, con le seguenti caratteristiche:
- importo: da un minimo di 3.000 Euro a un massimo di 25.000 Euro, nella misura massima consentita del 25% del fatturato dell’ultimo bilancio o delle entrate dell’ultimo rendiconto (in entrambe i casi, almeno 2018), regolarmente approvati dalla società o dalla associazione;
- durata: 6 anni, dei quali 2 di preammortamento e 4 di ammortamento;
- pagamento prima rata: dopo i 2 anni di preammortamento;
- tasso d’interesse: totale abbattimento degli interessi per l’intera durata del finanziamento, da parte del Fondo Contributi Interessi - Comparto Liquidità;
- garanzia: 100 % del finanziamento da parte del Fondo di Garanzia - Comparto Liquidità.
Il prodotto, unitamente a tutte le specifiche ed alla documentazione necessaria, sarà reso disponibile non appena concluso l’iter formale del Decreto Ministeriale, già sottoscritto dal Ministro Spadafora, che definisce i criteri di funzionamento del Fondo di Garanzia – Comparto Liquidità, ai sensi dell’art.14 del Decreto Liquidità.
Nei prossimi giorni, quindi, le Società ed Associazioni Sportive potranno accedere alla richiesta di finanziamento collegandosi all’homepage del sito www.creditosportivo.it nella sezione dedicata alle misure di sostegno collegate all'emergenza epidemiologica Covid-19, compilando il modulo online.
Tra i documenti da allegare è prevista una lettera di attestazione da parte della Federazione che certifichi che la Società Sportiva è affiliata da almeno 1 anno ed è in regola con i pagamenti degli impegni associativi.
L’Istituto per il Credito Sportivo metterà a disposizione a breve il numero verde 800 608 398 e la mail infoemergenzacovid19@creditosportivo.it appositamente dedicati all’iniziativa, per fornire le necessarie informazioni e gli adeguati supporti ai soggetti interessati.
Elenco Atleti di Interesse Olimpico ed Internazionale
Roma 5 maggio 2020 - La Federazione comunica ufficialmente la lista degli atleti di interesse Olimpico, Internazionale e giovanile che saranno autorizzati ad allenarsi, secondo le disposizioni dell'ultimo DPCM del 26 aprile 2020. Si evidenzia come la graduale ripresa delle attività sportive si dovrà svolgere garantendo le prioritarie esigenze di tutela della salute e della sicurezza, consentendo le sessioni di allenamento a porte chiuse degli Atleti nel pieno rispetto delle norme di distanziamento sociale e senza alcun assembramento.
Modalità di svolgimento degli allenamenti per gli sport individuali
Roma 4 maggio 2020 - Trasmettiamo in allegato il documento recante “ Linee-Guida ai sensi dell’art. 1, lettere f e g del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 26 aprile 2020. Modalità di svolgimento degli allenamenti per gli sport individuali ”, trasmesso in mattinata dal CONI e predisposto dall'Ufficio Sport della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Da una prima lettura delle Linee Guida, si evidenzia come la graduale ripresa delle attività sportive si dovrà svolgere garantendo le prioritarie esigenze di tutela della salute e della sicurezza, consentendo le sessioni di allenamento a porte chiuse degli Atleti riconosciuti di Interesse Nazionale delle discipline sportive individuali esclusivamente nel pieno rispetto delle norme di distanziamento sociale e senza alcun assembramento.
Con l’occasione si ribadisce che, in questo contesto, gli Atleti FIJLKAM riconosciuti di Interesse Nazionale sono esclusivamente gli Atleti maggiorenni che fanno parte delle Squadre Nazionali di Judo, Lotta e Karate, ovvero gli Atleti appartenenti agli elenchi del Progetto Tokyo/Interesse Olimpico e di Interesse Internazionale.
Contestualmente, la Federazione ha avviato la predisposizione di un "Manuale Operativo per Attività Sportive Indoor in emergenza COVID-19" che presenta indicazioni sanitarie, operative ed organizzative declinate in base alle specifiche esigenze delle discipline federali. Pertanto, non appena recepite le ulteriori indicazioni fornite dalle Linee Guida della Presidenza del Consiglio, il Manuale Operativo verrà pubblicato e diffuso con le consuete modalità.
In stand-by la ripresa degli allenamenti
Roma, 3 maggio 2020- Con riferimento alla possibile riapertura delle attività sportive da domani, 4 maggio, la FIJLKAM comunica che, finché non saranno emanate apposite Linee-Guida nazionali (riguardanti gli adempimenti relativi alle misure di sincurezza anti Covid-19) - predisposte a cura dell’Ufficio per lo Sport della Presidenza del Consiglio dei Ministri, su proposta del CONI e del CIP, sentita la Federazione Medico Sportiva Italiana e le Federazioni Sportive Nazionali interessate, ai sensi di quanto previsto nell’Art. 1 comma 1, lettera g) del DPCM del 26 aprile 2020 (che ha valenza fino al 17 maggio p.v.) non potrà essere autorizzata la ripresa delle attività degli Atleti definiti di Interesse Nazionale.
A tale riguardo precisiamo che, dalle informazioni assunte al momento, per Atleti di Interesse Nazionale si intendono gli Atleti maggiorenni che fanno parte delle Squadre Nazionali di Judo, Lotta e Karate, ovvero gli Atleti appartenenti agli elenchi del Progetto Tokyo/Interesse Olimpico e di Interesse Internazionale. Maggiori chiarimenti al riguardo saranno forniti auspicabilmente nel corso della giornata di domani, 4 maggio 2020.
Amarcord Loriga: Chi era la "Freccia del Sud"?
Roma 2 maggio 2020 Riprende anche questo mese un appuntamento fisso con le storie raccontate da un grande amico della FIJLKAM, il giornalista Vanni Lòriga, uno dei massimi esperti di sport in Italia. Racconterà per inostri appassionati lettori dei campioni olimpici delle nostre discipline, ma anche le curiosità e gli aneddoti di personaggi famosi e a volte insospettabilmente legati ai nostri sport.
Il Maestro Livio Toschi ha iniziato a raccontare per questo sito le vicende degli antichi Giochi Olimpici. E leggendo la prima puntata dello Storico per eccellenza scatta in me la molla del cronista, quale sono ormai da una settantina di anni. Nello scritto che ho citato due passaggi mi hanno indotto ad alcune riflessioni. Il primo è la citazione dello stadion, quella che fu la prima gara dei Giochi di Olimpia. La distanza esatta, pari a 600 piedi, è di 197,27 metri. Praticamente 200 metri e quindi faccio un salto di oltre 27 secoli e mi trovo in compagnia di due nostri connazionali che hanno vinto il titolo olimpico su distana analoga, quella dei 200 metri: Livio Berruti nel 1960 e Pietro Paolo Mennea nel 1980.
Il quale Mennea fu soprannominato la "Freccia del Sud". Ricordiamo che fra i 17 italiani olimpionici nell'atletica uno solo è nato a sud di Bologna, proprio Mennea da Barletta.
Toschi parla anche di Eracle come probabile ideatore dei Giochi. Ed il suo nome non può non rievocare Kroton, l'amico che uccise per errore ed a cui volle fosse fondata ed intitolata la città che ora si chiama Crotone. Non voglio anticipare nulla su questa città che era praticamente la capitale culturale e sportiva della "Grecia d'Occidente", cioè della Magna Grecia. Ne parlerà ovviamente chi di dovere: ma io mi sono sempre chiesto se in quel luogo non ci fossero anche dei velocisti. C'erano e come: scorrendo le classifiche di quel tempo se ne trovano parecchi. Ad altri tocca parlarne: da parte mia mi limito a ricordare quanto ne scrisse Strabone. Ci parla di un certo Eratostene che vinse nella 51sima edizione dei Giochi precedendo sul traguardo altri sei compaesani e conclude con la famosa massima: " L'ultimo dei crotonesi vale più del primo dei Greci".
Forse c'era già una Freccia del Sud... Leggete la Storie di Toschi, come farò io pronto a scoprire nel passato qualche aggancio con il presente. E magari con il futuro…
Le antiche Olimpiadi (I)
Roma 30 aprile 2020 Pubblichiamo oggi un nuovo avvincente racconto storico narrato dall’arch. Livio Toschi, nella sua veste di storico della FIJLKAM. Buona lettura!
Origine mitica delle Olimpiadi
L’“inventore” delle Olimpiadi fu – secondo una delle tradizioni più note – Ercole il semidio. Una leggenda, legata alla quinta delle sue celebri Fatiche, afferma che Ercole non fu ricompensato dal re Augia di Elide, al quale aveva ripulito le immonde stalle deviando il corso del fiume Alfeo. Dopo aver ucciso il mendace e tirchio sovrano, per espiare Ercole innalzò in Olimpia altari alle principali divinità e piantò “il glauco ulivo” (chiamato kallistephanos) proveniente dal paese degli Iperbòrei. Quindi fondò i Giochi e delimitò lo stadio, la cui pista – di lunghezza pari a 600 piedi del semidio – raggiunse la dimensione massima tra quelli ellenici: 192,27 metri. Nelle gare disputate per l’occasione, afferma Pausania, s’imposero Castore (corsa), Polluce (pugilato), Iolao (corsa dei carri), Iasio (corsa dei cavalli) e lo stesso Ercole (lotta e pancrazio). Con i rami dell’ulivo sacro a Zeus vennero intrecciate le corone per i vincitori, poi “il dolce chiarore della luna illuminò la sera e tutta Olimpia risuonò di canti festosi”.
1.

Secondo un’altra tradizione, che risale a Pindaro, il fondatore dei Giochi fu l’eroe lidio Pelope, da cui prese nome il Peloponneso. Antenato di Ercole, figlio di Tantalo e nonno di Agamennone e Menelao, Pelope organizzò i Giochi in onore Zeus dopo la sua vittoria su Enomao, re di Pisa (città presso Olimpia). Costui era padre della bellissima Ippodamia, che molti chiedevano in moglie, ma un oracolo aveva predetto al re che sarebbe morto per mano del genero. Così Enomao, preferendo fare della figlia una zitella piuttosto che un’orfana, decise che avrebbe sposato Ippodamia solo colui che lo avesse sconfitto nella corsa dei cocchi (da Pisa all’altare di Poseidone a Corinto), il che non era possibile, avendo il re ricevuto in dono dal padre Ares due cavalli imbattibili. Nonostante il vantaggio che concedeva agli avversari, infatti, Enomao ben presto li raggiungeva, trafiggendoli alle spalle con la lancia. Poi mozzava loro la testa e l’inchiodava alle porte della reggia, quale monito macabro ma eloquente per i futuri pretendenti. Sorvolo sulle maligne voci che attribuivano a Enomao un’incestuosa passione per la figlia.
Tredici pretendenti avevano già fatto una brutta fine quando si presentò Pelope, di cui Ippodamia s’invaghì al primo sguardo. Pertanto la fanciulla lo aiutò a corrompere l’auriga di Enomao, Mirtilo, il quale sostituì i perni delle ruote del cocchio reale con perni in cera, che non tardarono a cedere durante la corsa, causando la morte del re nella rovinosa caduta. Forse non sarebbe stato necessario, poiché anche i cavalli di Pelope erano dono di un dio (Poseidone), ma per essere proprio certo della vittoria, il giovane non ebbe remore a utilizzare la frode.
Si dice che Pelope per convincere Mirtilo gli avesse promesso persino una notte d’amore con Ippodamia. Conclusa la corsa, però, o perché Pelope non voleva mantenere l’indecente promessa, o perché Mirtilo cercò di violentare Ippodamia, il presunto fondatore delle Olimpiadi scaraventò in mare il suo complice (che il padre Ermes tramutò nella costellazione dell’Auriga). Poi, per farsi perdonare da Zeus, in suo onore istituì i Giochi.
I preparativi della corsa furono immortalati dal cosiddetto Maestro di Olimpia nel frontone est del tempio di Zeus (metà del V secolo a.C.). Le sculture a tutto tondo del frontone, in marmo pario e un tempo dipinte, si conservano nel Museo Archeologico di Olimpia.
2.
Insomma, che il fondatore sia stato Ercole oppure Pelope, le Olimpiadi non nacquero sotto una buona stella e al saettante Zeus toccò un bel po’ di lavoro straordinario per purificarle da menzogne, tradimenti e omicidi.
Didascalie
1. Pelope e Ippodamia raffigurati su un’anfora attica da Casalta (420-410 a.C.) – Museo Archeologico, Arezzo.
2. Il sito archeologico di Olimpia. In alto si nota lo stadio.
Clic, la foto racconta… #3
Roma, 29 aprile 2020 – Sorride felice e soddisfatto, Frank Chamizo, campione d’Europa per la quarta volta. Siamo a Roma, è il 16 febbraio 2020 e il nostro lottatore è avvolto dalla bandiera italiana che ha difeso strenuamente per tutto il torneo. La tensione di quelle ultime ore, di quei giorni di torneo, di quei mesi di preparazione, si scarica finalmente in una vittoria, sofferta e guadagnata all’ultimo secondo di una sfida sempre sul filo del rasoio, e Frank può rilassarsi.
Le mani in alto, in quello che sembra un segno di pace, a salutare i suoi tifosi e compagni, ma anche gli avversari. Da due giorni, Frank era solamente concentrato nella competizione, e ora può liberare tutta la sua naturalezza e spontaneità che lo contraddistinguono, sulla materassina come al di fuori.
Intorno il buio e quel pubblico che si intravede appena, ma a cui Frank sta indirizzando il suo sorriso e la sua gioia. Ne parla sempre, Frank, durante le sue interviste, del pubblico e della passione verso la lotta: uno sport che può far innamorare.
La fotografia è di Emanuele Di Feliciantonio, fotografo ufficiale FIJLKAM.
Amarcord Loriga: Le Olimpiadi del 1960 a Roma
Roma 25 aprile 2020 Riprende oggi un appuntamento fisso con le storie raccontate da un grande amico della FIJLKAM, il giornalista Vanni Lòriga, uno dei massimi esperti di sport in Italia. Racconterà per inostri appassionati lettori dei campioni olimpici delle nostre discipline, ma anche le curiosità e gli aneddoti di personaggi famosi e a volte insospettabilmente legati ai nostri sport.
Nei giorni scorsi si è parlato della Lotta Olimpica 1960 e della Basilica di Massenzio. Vi proponiamo una fotografia d'epoca e raccontiamo qualcosa di quella Olimpiade romana.
Anzitutto la Basilica dovrebbe essere più propriamente chiamata di Costantino. Massenzio ne aveva iniziato la costruzione nel 303 d.C. ma fu Costantino, dopo la battaglia di Saxa Rubra, che la terminò nel 313. Chiamata anche Basilica Nova fu adibita ad ospitare le attività giudiziarie.Sole che sorgi libero e giocondo--
Considerate le sue caratteristiche fu scelta per ospitare i due tornei di lotta greco-romana e libera. Sotto le tre magnifiche volte alte 35 metri furono collocati tre tappeti quadrati ; sullo spazio antistante furono sistemati gli spettatori. Per la stampa un settore speciale con venti cabine telefoniche e servizi di ogni genere fra cui interpreti in molte lingue. Ambiente storicamente inimitabile, posizione invidiabile a pochi metri dal Colosseo. Tutto bene, anzi benissimo? No, perché purtroppo i tre tappeti di gara, esposti al sole romano, ben presto divennero quasi incandescenti ed erano impraticabili.
Si dimette il grande Emilio Izzo
Si decise di cambiare gli orari e venne posto sotto accusa il responsabile organizzativo. Il quale rispondeva al nome del Professor Emilio Izzo, fondatore nel 1946 del CUS Roma e lottatore mentre frequentava la Minerva. Laureatosi in medicina, nel 1952 si era trasferito in Finlandia specializzandosi in chirurgia plastica. Nel campo fu fra i migliori in Italia. Non aveva nessuna responsabilità nella determinazione degli orari indicati dalla Federazione Internazionale né nella scelta del luogo ma, uomo di onore quale era, si assunse ogni colpa e si dimise. Gli subentrò il genovese Anselmo Bafico, consigliere federale nel settore pesistico. I tornei di Lotta furono portati regolarmente a termine con il dominio assoluto degli atleti turchi.
Ignazio Fabra battuto " ai punti"
Gli Azzurri non salirono sul podio che venne sfiorato dal grecoromanista Umberto Trippa e nella libera da Gaetano De Vecchi e Pietro Marescalchi, tutti classicati al quarto posto. Commovente ed esaltante la prova di Ignazio Fabra alla terza delle sue quattro Olimpiadi. Dopo gli argenti di Helsinki e Melbourne a Roma è soltanto quinto. Partito con tre vittorie ai punti è, per il regolamento di allora, penalizzato di tre punti. unom per ogni vittoria che non sia prima del limite. Incappa poi in un pareggio (due punti...) ed al quinto turno è siperato, ai punti, dal fututo vincitore del titolo Dumitri Pirvulescu. Il grande e silenzioso palermitano è solo quinto...
Ignazio Fabra
Le ruspe tra i reperti romani...?
Ora la Basilica di Massenzio è pericolante. Le ultime ingiurie le sono state inferte dai lavori per la Linea C della Metropolitana. Che non manca di problemi sempre nuovi. Era attesa al Colosseo un paio di anni fa ma è ancora ferma a Porta Metronia: si dice che per collegarsi alla Linea B basterà attendere il 2024... intanto si sono fermati gli scavi che puntavano a Piazza Venezia, sfiorando la nostra Basilica. I lavori sono sospesi e ci sono problemi per recuperare le talpe escavatrici che sono ferme. Si è ipotizzato che vengano lì sotterrate.... Cosi magari fra mille anni i futuri archeologi potrebbero affermare. " Te lo avevo detto io che gli antichi Romani avevano già il Metro...". Speriano bene e ci acconteremo che la Basilica Nova resti lì in eterno.
L’Olimpiade di Tokyo 1964: arriva il Judo
Roma 23 aprile 2020 Pubblichiamo oggi un nuovo avvincente racconto storico narrato dall’arch. Livio Toschi, nella sua veste di storico della FIJLKAM. Buona lettura!
La XVIII Olimpiade si disputò a Tokyo dal 10 al 24 ottobre 1964: 93 le nazioni partecipanti, 5.140 gli atleti (683 donne), 22 gli sport, 163 le gare. Cina e Corea del Nord non accettarono l’invito, mentre il Sudafrica fu escluso dal CIO a causa della sua politica di segregazione razziale. L’Italia, presente con 170 atleti, vinse 10 medaglie d’oro, 10 d’argento e 7 di bronzo, piazzandosi al 5° posto nella classifica per nazioni alle spalle di USA, URSS, Giappone e Germania, che per l’ultima volta fino al 1992 gareggiò sotto un’unica bandiera.
1.
Alla cerimonia d’apertura, trasmessa in mondovisione, era presente l’imperatore Hirohito. Allorché la fiamma arse nel braciere olimpico diecimila tamburi iniziarono a rullare, migliaia di palloncini vennero liberati nell’aria e cinque jet con le loro scie di fumo disegnarono nel cielo gli anelli olimpici, mentre in tutto lo stadio si diffuse un intenso odore di crisantemo, il fiore nazionale del Giappone. L’ultimo tedoforo, Yoshinori Sakai, era nato a Hiroshima il 6 agosto 1945, un’ora esatta dopo il lancio della bomba atomica. Nulla si lasciò al caso: per impedire alle bandiere di afflosciarsi, per esempio, durante le premiazioni vennero utilizzati dei potenti ventilatori. L’asta su cui fu issata la bandiera con i cinque cerchi misurava 15 metri e 21 centimetri d’altezza, la stessa misura con cui all’Olimpiade di Amsterdam nel 1928 Mikio Oda aveva vinto nel salto triplo la prima medaglia d’oro giapponese.
Nel programma fecero il loro esordio sia la pallavolo che il judo, con 3 categorie di peso (-68, -80, +80 kg) più l’open. Nakatani, Okano e Inokuma vinsero le rispettive categorie, ma il gigante olandese Anton Geesink, imponendosi nella categoria open, gelò la Nippon Budokan Hall stipata da 15.000 spettatori. Geesink immobilizzò a terra il nipponico Akio Kaminaga, che sovrastava fisicamente: 20 cm in più di altezza e 20 chili in più di peso. Molti giapponesi piansero per la delusione, anche se la sconfitta non doveva risultare del tutto inaspettata, visto che l’olandese era campione mondiale ed europeo in carica. Nonostante il successo riscosso, il judo fu escluso dai Giochi del 1968 per rientrare definitivamente nel programma 4 anni dopo a Monaco.
I migliori risultati degli atleti FIAP, accompagnati dal segretario generale Livio Luigi Tedeschi, furono nella greco-romana il 4° posto di Ignazio Fabra (52 kg), alla sua quarta Olimpiade, e nei pesi il 5° di Sebastiano Mannironi (60 kg), che migliorò i primati italiani di distensione e totale nei 3 esercizi. In seguito all’insuccesso di Tokyo (era dal 1936 che non restavamo a secco di medaglie) il presidente Giovanni Valente si dimise.
Gli impianti più significativi utilizzati per i Giochi furono lo Stadio Nazionale (inaugurato nel 1958 e demolito nel 2015), di Mitsuo Katayama, il Nippon Budokan, di Mamoru Yamada, il Gymnasium a Komazawa, di Yoshinobu Ashihara, e quello ai margini del parco Yoyogi, capolavoro di Kenzo Tange. Nel 2021 il National Gymnasium a Yoyogi ospiterà la pallamano e il Budokan sarà utilizzato per le gare di judo (come nel 1964) e di karate, che esordirà alle Olimpiadi.
Il manifesto con il sole rosso che sormonta gli anelli olimpici e la scritta Tokyo 1964, tutta color oro (55x101 cm), fu realizzato da Yusaku Kamekura (vincitore di un apposito concorso) e interruppe la tradizione stilistica figurativa del poster olimpico. A partire dalla XVIII Olimpiade, inoltre, i Comitati Organizzatori non si limitarono più a un solo manifesto ufficiale: per Tokyo ne furono elaborati quattro. Gli altri tre Kamekura li disegnò in collaborazione con i fotografi Osamu Hayasaki e Jo Murakoshi. Raffiguravano la partenza di una corsa veloce (The Start of Sprinters Dash), un nuotatore (A Butterfly-Swimmer) e un tedoforo (An Olympic Torch Runner). Per la prima volta fu utilizzata la fotografia nei manifesti delle Olimpiadi.
Il primo, ancor grezzo, tentativo di produrre dei pittogrammi risaliva ai Giochi di Londra 1948, ma solo a Tokyo si concretizzò una moderna serie di simboli, sia per rappresentare i diversi sport, sia per offrire informazioni generali al pubblico attraverso un linguaggio universalmente compreso. Da allora i pittogrammi accompagnano immancabilmente ogni Olimpiade. Per i Giochi del 1964 Masaru Katzumie, direttore artistico, e Yoshiro Yamashita, grafico, realizzarono una sessantina di simboli.
2.
3.
Dall’ottobre 1961 al settembre 1964 il Giappone emise 25 francobolli, di cui 20 (tutti da 5+5 yen) raffiguravano gli sport, uno la fiamma olimpica e 4 i principali impianti di gara.
La medaglia per i vincitori dal 1928 doveva uniformarsi al modello di Giuseppe Cassioli, quindi non variò, mentre il dritto di quella in bronzo per i partecipanti (Ø 61 mm) venne modellato dal famoso artista Taro Okamoto (vi si notano 4 atleti e un ramo di ulivo) e il rovescio da Kazumitsu Tanaka. La città natale di Okamoto, Kawasaki, nel 1999 ha aperto un museo a lui dedicato.
Anche a Tokyo, seguendo la tradizione iniziata nel 1952 a Helsinki, furono coniate delle monete: da 100 yen (argento 600/1000, Ø 22,5 mm) e da 1000 yen (argento 925/1000, Ø 35 mm), che sul recto raffigura il Fujiyama, montagna sacra del Giappone, nel 2013 inclusa dall’UNESCO nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità.
4.
Didascalie:
In copertina: Il Nippon Budokan
1. Uno dei manifesti dei Giochi di Tokyo 1964 (The Start)
2. Il pittogramma del Judo
3. Il francobollo del Judo
4. La medaglia per i partecipanti
Clic, la foto racconta… #2
Roma, 22 aprile 2020 – Europei di Lisbona del 2008, Ylenia Scapin e Gévrise Émane hanno appena combattuto per accedere alla finale. Sembrano esauste, capelli arruffati, back number scuciti, fiato ancora in gola, le due atlete si ritrovano fronte contro fronte, con le mani intrecciate, in segno di rispetto e di ringraziamento, l’una verso l’altra.
Il judo, nel saluto, mostra la sua essenza. In questo gesto, in questo inchino, c’è la forza e la filosofia del judo. È così per i bambini di qualsiasi scuola del mondo, è così per gli atleti olimpici. C’è il profondo rispetto dell’avversario e dei compagni, c’è l’amicizia e c’è il controllo di sé.
Ylenia ha avuto la meglio e finalmente potrà andare a vincere la sua prima medaglia d’oro europea, dopo una carriera di grandissimi risultati. Ma non è ancora quel momento. Le due atlete, in questa foto, sono ancora pienamente dentro all’incontro, non inteso soltanto come combattimento, ma come avvicinamento e scambio. Perché in fondo il judo permette ed auspica l’incontro. Fra i ragazzi della scuola, fra gli atleti, fra i campioni. Il judo, in questa foto, diventa l’arte dell’incontro e l’occasione di un rapporto. Rapporto che, fra Ylenia e Gévrise, al momento della foto, non si è ancora concluso, ma anzi, forse, si trova al suo apice.
La foto è di Emanuele Di Feliciantonio, fotografo ufficiale FIJLKAM.




